Economia 17 Maggio 2019

L'imposta patrimoniale che già esiste


Secondo le attese, il Decreto crescita dovrebbe contribuire alla ripresa del Paese, favorendo una crescita più robusta grazie al sostegno alle imprese, al lavoro e alle attività produttive. Tutti ce lo auguriamo, ma ci sia consentito un po' di sano scetticismo. Infatti, al momento appare un provvedimento privo di quelle misure innovative e coraggiose di cui l'Italia avrebbe bisogno. Quale sia l'approccio sui temi economici dell'attuale esecutivo, del resto, è già stato reso evidente con la legge di Bilancio e con i successivi provvedimenti, tesi a impiegare risorse in prepensionamenti e sussidi, con finalità, forse, di breve respiro e di carattere elettorale. Nel frattempo, i dati sull'economia reale sono tutt'altro che confortanti e i 23 miliardi di euro di clausola di salvaguardia Iva per il 2020 sono scritti nero su bianco tra le leggi dello Stato. Per scongiurare gli aumenti Iva, la deriva difficilmente evitabile potrebbe essere quella dell'introduzione di una nuova (e ulteriore) imposta patrimoniale (o “tributo di equità”, come taluni amano definirlo) di carattere predatorio su quello che c'è alla luce del sole, ossia il patrimonio immobiliare e mobiliare, dimenticando troppo facilmente che le imposte patrimoniali, in Italia, già esistono e assicurano allo Stato circa 45 miliardi di euro l'anno. In primis, tra Imu e Tasi, gli italiani vengono già...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.