È vero, l’intelligenza artificiale rappresenta un cambio di paradigma che va ben oltre la tradizionale automazione delle attività. Può svolgere una miriade di compiti anche complessi, è di grande aiuto nelle attività routinarie, ma è anche capacissima di prendere cantonate colossali e combinare guai a cascata. Soprattutto, si presta a un equivoco da manuale che abbiamo già vissuto in un altro momento di transizione storica, quello tra la macchina a vapore e il motore elettrico.Prima dell’elettricità, le fabbriche erano organizzate intorno a un unico, grande albero motore mosso dalla macchina a vapore: un centro di potenza che, tramite cinghie e pulegge, distribuiva energia meccanica a tutte le postazioni. Con l’arrivo dei motori elettrici, le fabbriche, i mulini, le filande, ecc. hanno inizialmente replicato lo stesso schema, installando un solo grande motore elettrico al posto della macchina a vapore, senza ripensare l’architettura produttiva. Solo dopo anni si è compreso che il vero vantaggio dell’elettricità stava nella possibilità di avere tanti piccoli motori distribuiti, uno per ogni postazione di lavoro, rendendo possibile una fabbrica più flessibile, modulare ed efficiente.La seconda cantonata, forse ancora più pericolosa, riguarda la supervisione alla produzione AI. Prendendo come esempio una seconda transizione epocale, il passaggio dall’energia animale alla meccanizzazione ha profondamente mutato il ruolo dell’uomo, un po’ perché gli...