Generalmente si è soliti ricondurre tutte le forme di malessere e disagio in ambito lavorativo sotto la nozione di mobbing. In realtà, negli ultimi anni, grazie soprattutto ad un’accresciuta sensibilità dell’opinione pubblica verso il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, si sono delineate con maggiore precisione alcune differenti e specifiche figure volte a descrivere le varie situazione di conflittualità presenti in tali contesti. Una di queste è lo straining, categoria mutuata da qualche anno dalle scienze mediche, che può esser definita come una situazione di stress forzato in ambiente lavorativo in cui il lavoratore è vittima di un’azione ostile, tale da provocargli una condizione di disagio permanente.
La differenza fondamentale con il mobbing è che quest’ultimo è caratterizzato da una conflittualità sistematica, persistente ed in costante progresso, in cui una o più persone vengono fatte oggetto di azioni persecutorie. Se, dunque, i tratti distintivi del mobbing sono la sistematicità, la frequenza e la regolarità delle vessazioni ai danni del mobbizzato da parte di un singolo o da un gruppo di persone, nello straining, invece, le vittime sono destinatarie di azioni ostili isolate, se non uniche, e prive di continuità, ma con effetti molto simili al mobbing. Un altro elemento di differenziazione è il fatto che lo straining è...