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Imposte e tasse 22 Novembre 2019

Lotta all'evasione e tutela della privacy devono andare a braccetto

Limitare i diritti dei contribuenti all'accesso ed alla correzione dei propri dati potrebbe costituire un vero e proprio boomerang per le stesse attività di analisi e selezione del rischio di evasione.

Secondo il Garante della privacy risulta fondamentale per il buon esito delle attività di selezione e analisi del rischio di evasione fiscale che gli stessi contribuenti possano essere parte del processo, intervenendo per richiedere la correzione o l'eliminazione dei loro dati errati o incompleti, affluiti nell'Anagrafe Tributaria. Se questa importante interazione verrà inibita, come previsto dall'art. 86, c. 2 del disegno di legge di Bilancio 2020, è probabile che le attività di analisi del rischio e di selezione delle posizioni dei contribuenti finiscano per essere basate su false rappresentazioni della reale capacità contributiva, deviando e depotenziando l'efficacia stessa dell'azione di contrasto all'evasione fiscale. La compressione dei diritti in materia di trattamento dei dati personali finirebbe dunque per creare più disagi che facilitazioni rispetto all'obiettivo perseguito dall'Amministrazione Finanziaria di maggiore efficienza ed efficacia dei controlli fiscali. Queste considerazioni, sviluppate ovviamente con maggior dovizia di particolari e riferimenti normativi, sono contenute nella memoria inoltrata nei giorni scorsi dal Garante della privacy alla 5^ Commissione finanze della Camera dei Deputati. L'obiettivo di questa memoria è sollecitare una vera e propria riflessione sull'approvazione dell'art. 86, c. 2 del disegno di legge di Bilancio 2020 che, come già...

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