I dati contenuti nella relazione 2021 della Corte dei conti sono impietosi. Negli ultimi 2 anni, anche a causa delle difficoltà legate alla pandemia da Covid-19, il numero di accertamenti fiscali portati a termine grazie all’impulso dei Comuni, ha raggiunto i minimi termini.
Dal punto di vista numerico nel 2017 gli accertamenti fiscali emessi grazie alle segnalazioni qualificate dei sindaci italiani avevano raggiunto quota 1.172; nell’anno 2021, invece, siamo poco sopra quota 200. Eppure, nonostante il quadro a tinte abbastanza fosche, un’analisi più approfondita dei dati e alcune novità in materia potrebbero contribuire a invertire la tendenza in atto.
Com’è noto, la partecipazione dei Comuni alla lotta all’evasione attraverso l’invio di “segnalazioni qualificate” all’Agenzia delle Entrate è uno strumento messo in atto dal D.L. 203/2005. La norma prevede un’apposita remunerazione per il Comune che ha segnalato evasori allo Stato. Di recente, per effetto di ulteriori interventi normativi in materia, per gli anni dal 2019 al 2021 il compenso riconosciuto dallo Stato ai Comuni a titolo di partecipazione all’accertamento è aumentato fino al 100% delle maggiori imposte accertate.
Nonostante tale incentivo, i dati contenuti nella Relazione testimoniano una certa riluttanza dei sindaci a svolgere attività di polizia tributaria.
Esaminando i dati su base...