Nel 2020, complice la pandemia, le attività di accertamento e controllo fiscale hanno toccato il minimo storico. Ma quello che preoccupa di più non è il calo del numero delle verifiche, influenzato necessariamente dalle misure restrittive in atto, ma la perdita di efficacia e efficienza delle azioni di contrasto se confrontate nel tempo.
Sono queste, in estrema sintesi, le conclusioni sull'attività di accertamento e controllo tributario a cui è giunta la Corte dei conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato per l'anno 2020.
Un giudizio impietoso nel quale i magistrati contabili sottolineano come i risultati conseguiti nel 2020 in termini di lotta all'evasione siano sostanzialmente fallimentari, non essendo in grado né di stimolare i livelli di adempimento spontaneo dei contribuenti, né di incrementare il recupero delle somme annualmente evase al Fisco.
La relazione indica anche le vie che dovrebbero essere perseguite con maggior intensità per invertire la rotta. Secondo la Corte dei conti è necessario utilizzare con maggior intensità strumenti che avrebbero sicura efficacia nella lotta all'evasione quali il redditometro e le indagini finanziarie.
Anche l'incrocio tra le banche dati a disposizione del Fisco, nonostante la costante evoluzione delle tecnologie informatiche di supporto, continua a non offrire i risultati significativi più volte annunciati e sperati e dovrebbe pertanto essere oggetto di maggiore e più proficuo utilizzo.
Passando all'analisi dei risultati delle attività di accertamento e controllo tributario dell'anno 2020 si scopre che il numero di accertamenti ordinari realizzati dall'Agenzia delle Entrate (circa 29.000, dei quali 76.000 circa solo protocollati e non ancora notificati) presenta una flessione del 51,8% rispetto agli oltre 267.000 accertamenti ordinari realizzati nell'anno precedente. Numero quest'ultimo a sua volta ben lontano dai livelli ante 2016 (in media poco più di 310.000 accertamenti all'anno).
Anche la Guardia di Finanza ha dovuto cedere il passo. Le Fiamme Gialle nel 2020 hanno visto infatti ridursi le “verifiche e controlli” passate da 107.426 a 42.692 (-60,3%), mentre il numero dei “controlli strumentali” ha subito a sua volta un notevole decremento, passando da 527.727 a 322.112 (-39,0%).
Tornando ai giudizi espressi dalla magistratura contabile nella relazione annuale, uno degli aspetti di maggiore rilievo è costituito dal fatto che, a giudizio della Corte, sembra assente una strategia coordinata e costante di contenimento dell'evasione facendo leva sulle moderne tecnologie informatiche e telematiche, sull'ampliamento dei pagamenti tracciati, della ritenuta d'acconto e dell'azione di supporto all'adempimento da parte dell'Amministrazione Finanziaria.
I risultati conseguiti nel 2020, si legge nella relazione, testimoniano in maniera palese come una quota rilevante dei controlli continui ad essere indirizzata verso posizioni patologiche (falliti, irreperibili, ecc.) destinata a non produrre reali risultati in termini di recupero del gettito erariale.
Il segnale dato dalla Corte dei conti è dunque il seguente: è urgente e necessario un cambio di passo nell'azione di contrasto all'evasione fiscale. Senza nuove strategie è impossibile sperare di ridurre il sommerso.
