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16 Settembre 2026
Mille e non più mille: la fine del mondo può attendere
Un ricercatore lascia Anthropic avvertendo che l’AI potrebbe estinguerci entro il decennio e un collega gli dà ragione. Prima di cedere al panico, però, conviene rileggere la lunga storia delle profezie mancate.
“Mille e non più mille”. La leggenda vuole che l’Europa cristiana abbia atteso la fine dei tempi allo scoccare dell’anno Mille, sulla scorta di una profezia della quale nei Vangeli non c’è traccia. Il mondo, come sappiamo, è andato avanti e la storiografia del Novecento ha persino ridimensionato quel panico collettivo, in buona parte ricostruito a posteriori. Da allora la scena si è ripetuta con puntualità quasi notarile: il Millennium bug che nel 1999 avrebbe dovuto mandare in tilt banche e contabilità di mezzo pianeta, il calendario Maya che fissava l’apocalisse al 21.12.2012 e invece, pur con notevoli problemi, non certo causati da profezie di chicchessia, siamo ancora tutti qui a tentare di sbarcare il lunario.Nei giorni scorsi l’allarme è tornato con un profeta per nulla folkloristico. Jacob Coxon, ricercatore britannico di 27 anni che per 3 anni si è occupato dell’addestramento dei modelli prima in OpenAI e poi in Anthropic, si è dimesso scrivendo su X che nessuna delle 2 aziende si comporta in modo responsabile e che chi costruisce l’intelligenza artificiale teme sinceramente che possa ucciderci tutti entro la fine del decennio. A rendere la vicenda più inquietante è arrivata la risposta di Evan Hubinger, tra i responsabili della ricerca sull’allineamento di Anthropic, che gli ha dato ragione in pubblico, stimando personalmente oltre il 10% la probabilità di estinzione nei prossimi 10 anni e ammettendo che un piano per tenere a bada una...