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IMPOSTE E TASSE 08/10/2021

Minimi e forfetari sono ormai un vero e proprio esercito

Nel 2019, ultimo dato disponibile, i soggetti che si avvalevano di questi 2 regimi agevolati erano esattamente 1.721.412. Un numero che testimonia la propensione dei contribuenti italiani verso i regimi semplificati a imposta sostitutiva.

Su una platea così vasta di imprese e professionisti in regime dei minimi o forfetari, è ovvio che le attenzioni del Fisco si facciano sempre più pressanti. Non è un caso quindi che nei documenti di finanza pubblica che costituiscono il Documento di Economia e Finanza (DEF 2021), licenziato nei giorni scorsi, siano inseriti appositi capitoli dedicati proprio a queste tipologie di contribuenti.
L'interesse del Fisco nei confronti dei minimi e dei forfetari è rappresentato soprattutto dalla necessità di individuare e colpire le forme di evasione fiscale nascoste all'interno di un universo così vasto di soggetti.

Nel rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all'evasione fiscale e contributiva, allegato al DEF 2021, viene analizzata una serie storica di dati relativi a questa tipologia di contribuenti dal 2012 al 2019. La crescita del numero di contribuenti che hanno optato per i 2 regimi a imposizione sostitutiva è continua nel tempo, con un picco nell'anno 2019.
Da 442.353 contribuenti in regime dei minimi del 2012 siamo infatti passati, in soli 8 anni, a 1.721.412 di forfetari e minimi del 2019. Tale anno, stando al rapporto in argomento, è quello in cui l'incremento è il più elevato (oltre 700.000 nuovi soggetti) per effetto dell'estensione dei requisiti di accesso al regime forfetario (innalzamento della soglia di accesso a 65.000 euro, a prescindere dall'attività esercitata).

Il rapporto in commento analizza anche gli imponibili dichiarati nel tempo dai contribuenti minimi e forfetari. Anche su tale fronte i redditi dichiarati mostrano un andamento di costante crescita, soprattutto a partire dall'anno 2015.
Nel 2019, grazie soprattutto ai redditi dichiarati dai forfetari che rappresentano oramai la quasi totalità del campione, il reddito imponibile medio si è attestato poco sopra i 12.000 euro.

Per quanto riguarda invece le possibili stime e analisi in chiave antievasione, il rapporto allegato al DEF 2021 evidenzia che l'aspetto da mettere in luce non è rappresentato tanto dall'evasione delle imposte sostitutive dovute per i 2 regimi agevolati, quanto dalle imposte (Irpef soprattutto) che tali contribuenti avrebbero dovuto pagare se fossero passati nel regime ordinario.
Sulla base dei dati ricavati dagli accertamenti effettuati e dalle stime compiute, si può infatti affermare che la pericolosità fiscale di tali regimi è principalmente costituita da comportamenti finalizzati a mantenere i requisiti per la permanenza nel sistema a imposizione sostitutiva. È soprattutto il tetto massimo dei ricavi a essere “osservato speciale” dai contribuenti, con il rischio (già riscontrato sul campo) che vengano omesse alcune operazioni proprio per non perdere il requisito di base e transitare dall'anno successivo nel regime ordinario.
In tale ottica, il rapporto evidenzia come questa enorme platea di contribuenti non sia soggetta all'obbligo di fatturazione elettronica, rendendo così ancora più difficile il compito dell'Amministrazione Finanziaria in chiave antievasione.
Non è un caso, dunque, che nelle intenzioni del DEF 2021 sia prevista anche l'estensione dell'obbligo della fattura elettronica per i contribuenti in regime forfetario.