La struttura piramidale delle grandi firm è la più esposta all'automazione. Nel piccolo studio il collaboratore non è così facilmente sostituibile. La protezione, però, ha un retrogusto che rischia di lasciare l’amaro in bocca.
Nella bottega di Andrea del Verrocchio, a Firenze, intorno al 1470, un giovane Leonardo da Vinci impara a cesellare, a dipingere, a modellare in argilla, a costruire macchine. Il maestro lo immerge in tutto il mestiere. L'apprendista farà di tutto, anche male, anche le cose noiose, perché un mestiere si capisce solo facendolo per intero. Il modello della bottega rinascimentale è esattamente quello che ritroviamo, 500 anni dopo, in molti piccoli studi professionali italiani: una struttura piatta, un titolare che insegna facendo, un collaboratore che è “il braccio destro” e che impara mille cose perché di mille cose si occupa.Le grandi consulting firm hanno scelto la strada opposta. Hanno reinventato la fabbrica fordista applicata alle professioni: il junior fa una mansione precisa, verticalizzata, ripetitiva. Revisione di carte di lavoro standard, prima nota, due diligence di base, controlli formali. È un modello che ha funzionato per decenni, perché consente di scalare: tanti junior che fanno cose semplici, pochi senior che coordinano, pochissimi partner che vendono. È anche, per costruzione, il modello più esposto all'AI. Quando un algoritmo prende la mansione semplice, l'intera piramide si scompensa, perché era proprio quella mansione a reggerla. PwC ha annunciato un taglio del 30% del graduate hiring statunitense nei prossimi 3 anni, e nel Regno Unito gli annunci per neolaureati in accounting sono caduti del 44% in un anno.Nel piccolo studio il collaboratore...