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IMPOSTE E TASSE 11/09/2019

Novità Iva per le autoscuole, indovina chi paga

Grande clamore suscita la notizia che le lezioni di scuola guida sono "da sempre" soggette all'Iva ordinaria del 22% e non all'esenzione, come finora ritenuto anche dalla stessa Agenzia delle Entrate. L'inghippo nasce dalla Direttiva UE che contiene un'esenzione specifica per talune attività didattiche: “l'educazione dell'infanzia e della gioventù, l'insegnamento scolastico o universitario, la formazione o la riqualificazione professionale nonché le prestazioni di servizi e le cessioni di beni con essi strettamente connesse, effettuate da enti di diritto pubblico aventi lo stesso scopo o da altri organismi riconosciuti dallo Stato membro interessato come aventi finalità simili”. Analoga esenzione è riprodotta nell'art. 10, c. 20 D.P.R. 633/1972.
L'Agenzia delle Entrate aveva ritenuto che l'esenzione (risoluzione 26.09.2005, n. 134/E e circolare 18.03.2008/E, n. 22) si applicasse anche alle attività didattiche-formative finalizzate al conseguimento delle patenti di guida.
Sulla questione è intervenuta recentemente la Corte di Giustizia Europea che, con la sentenza 14.03.2019, causa C-449/17, ha escluso dall'esenzione Iva le lezioni di scuola guida "in quanto questa categoria di insegnamento non rientra in quelle di ambito scolastico o universitario". Secondo la Corte, “l'insegnamento della guida automobilistica in una scuola guida, quale quella di cui trattasi nel procedimento principale, pur avendo a oggetto varie conoscenze di ordine pratico e teorico, resta comunque un insegnamento specialistico che non equivale, di per sé stesso, alla trasmissione di conoscenze e di competenze aventi a oggetto un insieme ampio e diversificato di materie, nonché al loro approfondimento e al loro sviluppo, caratterizzanti l'insegnamento scolastico o universitario”.
A questo punto l'Agenzia delle Entrate, rispondendo alle istanze degli operatori, con la risoluzione 2.09.2019, n. 79/E, ha preso atto dell'orientamento giurisprudenziale mutando il proprio orientamento, con rilevanti conseguenze per il settore. Anzitutto secondo l'Agenzia la pronuncia dei giudici comunitari ha una valenza interpretativa e quindi l'efficacia è retroattiva. Questo aspetto espone le scuole guida a rischi per il passato e potrebbe anche legittimarle a integrare le fatture fin qui emesse con rivalsa di Iva da reclamare nei confronti dei clienti. Questa è, anzi, la posizione dell'Agenzia delle Entrate: la maggiore Iva, per gli anni ancora suscettibili di accertamento, deve essere versata dalle scuole guida previa emissione di note di variazioni in aumento.
Nulla invece sarebbe dovuto per sanzioni e interessi, ma non si dice nulla in relazione alle sanzioni penali, in applicazione dell'art. 10, c. 2 L. 27.07.2000, n. 212 per errati comportamenti dovuti a indicazioni dell'Amministrazione Finanziaria. In compenso le scuole guida potrebbero recuperare, in dichiarazione integrativa, l'Iva non dedotta in applicazione del regime di pro rata. La questione suscita scalpore, non tanto per il mutato orientamento, quanto per l'applicazione del cambio di regime con effetto retroattivo, che determina conseguenze probabilmente irrimediabili per le scuole guida.
Adesso il rischio di demolire il mercato, chiedendo il pagamento dell'Iva sul fatturato di un lustro, è concreto. La traslazione postuma dell'imposta sui contribuenti pare difficilmente praticabile e probabilmente neanche legittima. Infatti i neopatentati, consumatori finali, non hanno ricevuto una fattura (non prevista per le operazioni esenti) e quindi potrebbero facilmente obiettare di aver pagato un prezzo già comprensivo di imposta, laddove dovuta.
E si sente già invocare l'intervento salvifico del legislatore.