Una delle tematiche di particolare rilevanza circa la nuova PAC 2023-2027 riguarda la ripartizione dei fondi per lo sviluppo rurale tra le Regioni e le Province autonome: l’ammontare complessivo è di quasi 13 miliardi di euro.
Se da un lato le risorse ci sono, dall’altro si pongono evidenti problematiche da risolvere.
La prima complicazione è relativa alla flessione dello stanziamento disponibile rispetto al precedente periodo di programmazione, dovuto al maggior costo della parte di politica di sviluppo rurale gestita a livello nazionale direttamente dal Mipaaf (il sistema di gestione del rischio, con la grande novità del fondo mutualistico catastrofale) e alla diminuzione, seppure lieve, dei trasferimenti da parte di Bruxelles (quota Fears del secondo pilastro).
Considerando la sola componente del contributo comunitario, la dotazione media annuale si ridurrebbe del 12%; invece, ragionando in termini di spesa pubblica complessiva, inglobando anche la quota di co-finanziamento versata dal bilancio dello Stato e da quello di Regioni e Province, la diminuzione si riduce considerevolmente, attestandosi sotto la soglia del 3%.
La seconda criticità è relativa alla necessità di abbandonare gradualmente il criterio storico di suddivisione dei fondi.
L’intenzione sarebbe quella di introdurre il metodo basato su dati oggettivi, come previsto da intese sottoscritte durante la fase di programmazione del settennio...