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Imposte e tasse 29 Gennaio 2020

Omessa dichiarazione? L'evasione è al netto dei costi

Al fine di stabilire il "quantum" come parametro utile per l'inquadramento penale della fattispecie, occorre sempre considerare le componenti di spesa deducibili di cui sia concretamente provata l’esistenza.

Nell’ambito dell’accertamento della posizione reddituale di un contribuente, nella ricostruzione del reddito d’impresa conseguito nell’esercizio sottoposto a verifica, vanno ritenute come concorrenti anche le componenti reddituali negative che siano definibili quali certe e/o determinabili in maniera obiettiva nel loro ammontare (inerenza quantitativa) e nella loro corretta qualificazione (inerenza qualitativa). La componente di costo, infatti, pur se rappresentante un necessitato antecedente logico del successivo ricavo, non può in nessun caso essere presunta, soprattutto in termini di quantificazione dell’ammontare, a maggior ragione qualora ci si confronti con esigenze di determinatezza imposte in materia penale-tributaria. Da tale quadro consegue che, al cospetto dell’accertamento di un reato tributario, correlato all'omessa dichiarazione di ricavi comunque accertati, il contribuente interessato non si può difendere adducendo semplicemente la diretta deduzione di costi che si presumono correlabili ai ricavi accertati, ma è tenuto a fornir prova dell'esistenza di tali costi, oltre che della loro puntuale quantificazione. Sulla scorta di tale assunto, la III^ Sez. Pen. della Cassazione, con la sentenza 8.01.2020, n. 230, ha definitivamente legittimato la condanna personale del legale rappresentante di una società, responsabile del reato di omessa dichiarazione ex art. 5, D.Lgs. 74/2000 a seguito di una...

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