Orto o frutteto: ma è proprio vero che dovrei fare come l'avvocato?
In questo articolo passiamo dalla teoria dei giochi a un paragone bucolico per spiegare il concetto di conduzione sostenibile dello studio e capire come i dati oggettivi sulla gestione possono aiutare a prendere le giuste decisioni.
Qualche settimana fa, parlando con un commercialista ho assistito a un comprensibile sfogo sulla parcellazione delle attività ai clienti: “Dovrei fare come alcuni miei amici avvocati che addebitano anche i minuti passati al telefono”. Al che ho risposto: “Sei sicuro?”.
Infatti, se fosse possibile senza conseguenze, probabilmente sarebbe pratica comune e invece è una vera mosca bianca procedurale: quasi nessuno lo fa e anche quando avviene, probabilmente è un accordo preso con alcuni clienti per determinate tipologie di supporto professionale, piuttosto che una metodologia diffusa. Gli stessi avvocati oggi si sono dovuti adattare alle richieste di mercato e voglio togliere un dubbio: anche le società di revisione o i grandi studi professionali spesso lavorano a “forfait”, ovvero definiscono l'onorario a monte e gestiscono la parte operativa entro questi confini economici. Anche quando lo studio lavora con tariffa oraria, l'idea di una corrispondenza perfetta tra quanto fatto e quanto parcellato è appunto questo: un'idea. Nella pratica, ci si scontra con alcuni rari clienti per cui questo non rappresenta oggetto di negoziazione, e con tanti altri per cui bisogna trovare un compromesso di sostenibilità reciproca del rapporto. A volte vengono “scontate” le ore di lavoro, a volte ci si mette d'accordo su tariffe personalizzate… Insomma, per voi come per tutti gli altri...