La novità è che se si rientra nella platea, anche se non sono stati convalidati o integrati i registri per la precompilata, come previsto in origine al punto 3 del provvedimento del 2021, ci si ritrova la bozza della dichiarazione Iva precompilata nel cassetto fatture e corrispettivi.
Quali sono le fonti dell’Agenzia delle Entrate che alimentano le bozze di dichiarazione Iva precompilata? I dati dei registri Iva precompilati, anche se non validati, i dati dei corrispettivi giornalieri trasmessi telematicamente, i dati della dichiarazione Iva dell’anno d’imposta precedente e le altre informazioni presenti in Anagrafe tributaria (per esempio, i versamenti con Mod. F24). Ad onor del vero il sistema non è preciso, anzi, ma ancora sperimentale.
Qual è lo scopo di verificare le differenze? È evidente che lo scopo è quello di minimizzare il rischio di errori "significativi" nella costruzione del modello e nella determinazione del saldo Iva, in particolare quando dobbiamo predisporre il visto di conformità.
Passando a un caso reale - Ho dato uno sguardo alle precompilate Iva e ho fatto un controllo con una bozza di dichiarazione che avevo pronta.
Non quadrava il VL30 perché manca la LIPE del IV trimestre (quadrano invece i versamenti): ho dedotto, ma non ne sono certo, che il sistema non proponga l'acconto storico come default. Successivamente ho verificato il saldo Iva e ho riscontrato le differenze di quadratura.
Un esempio di controllo molto utile è quello relativo al quadro VJ. Ipotizziamo il caso che il rigo VJ16 "acquisti di servizi del comparto edile e di settori connessi" (art. 17, c. 6, lett. a-ter) della bozza azienda presenti i seguenti dati: imponibile 10.000 euro; Iva 2.200 euro.
Nella bozza precompilata, invece, questi importi sono in 2 righi differenti:
- il VJ12 "acquisti resi da subappaltatori nel settore edile" (art. 17, c. 6 lett. a) imponibile 3.000 euro; Iva 660 euro;
- il VJ16 "acquisti di servizi del comparto edile e di settori connessi" (art. 17, c. 6 lett. a-ter) imponibile 7.000 euro; Iva 1.540 euro;
Questo perché? Semplice: 3.000 euro avevano in fattura codice natura N6.3 e 7.000 euro codice natura N6.7, in quanto la dichiarazione Iva precompilata ha rigidi schemi legati ai codici natura. Codici al cui utilizzo corretto si dovranno sensibilizzare tutti i soggetti tenuti alla redazione delle fatture e delle relative autofatture o delle cessioni compensative a seconda dei casi.
Altra difformità riscontrata è quella in merito alla cessione dei beni ammortizzabili effettuate con il codice TD01 al posto del corretto TD26 "cessione di beni ammortizzabili e per passaggi interni" (ex art. 36 D.P.R. 633/1972).
Al termine di questa breve analisi, credo che agli estensori delle fatture elettroniche e agli addetti alla contabilità possano essere utili i seguenti documenti:
- Guida alla compilazione delle fatture elettroniche e dell’esterometro, versione 1.8 del 30.09.2022;
- Guida al bollo sulle fatture elettroniche aggiornata al dicembre 2022.
