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Imposte e tasse 30 Marzo 2023

Perché controllare la dichiarazione Iva precompilata

È ormai appurato che si tratta di un progetto in fase iniziale e che presenta difformità da quella ordinaria ma...

Partiamo dal fatto che non tutti i soggetti tenuti alla redazione della dichiarazione Iva trovano nel loro cassetto fatture e corrispettivi la bozza della dichiarazione Iva precompilata. I soggetti originariamente interessati erano quelli di cui al provvedimento prot. n. 183994/2021 relativo alle modalità di attuazione dell’art. 4 D.Lgs. 5.08.2015, n. 127, riguardante la predisposizione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, delle bozze dei registri Iva, delle liquidazioni periodiche dell’Iva e della dichiarazione annuale dell’Iva; successivamente il provvedimento prot. n. 9652/2023 ha esteso il periodo sperimentale e la platea di riferimento, apportando modifiche al provvedimento originario sopra citato. L’ampliamento della platea ora include alcune categorie di soggetti con regimi speciali.

La novità è che se si rientra nella platea, anche se non sono stati convalidati o integrati i registri per la precompilata, come previsto in origine al punto 3 del provvedimento del 2021, ci si ritrova la bozza della dichiarazione Iva precompilata nel cassetto fatture e corrispettivi.
Quali sono le fonti dell’Agenzia delle Entrate che alimentano le bozze di dichiarazione Iva precompilata? I dati dei registri Iva precompilati, anche se non validati, i dati dei corrispettivi giornalieri trasmessi telematicamente, i dati della dichiarazione Iva dell’anno d’imposta precedente e le altre informazioni presenti in Anagrafe tributaria (per esempio, i versamenti con Mod. F24). Ad onor del vero il sistema non è preciso, anzi, ma ancora sperimentale.
Qual è lo scopo di verificare le differenze? È evidente che lo scopo è quello di minimizzare il rischio di errori "significativi" nella costruzione del modello e nella determinazione del saldo Iva, in particolare quando dobbiamo predisporre il visto di conformità.
Passando a un caso reale - Ho dato uno sguardo alle precompilate Iva e ho fatto un controllo con una bozza di dichiarazione che avevo pronta.
Non quadrava il VL30 perché manca la LIPE del IV trimestre (quadrano invece i versamenti): ho dedotto, ma non ne sono certo, che il sistema non proponga l'acconto storico come default. Successivamente ho verificato il saldo Iva e ho riscontrato le differenze di quadratura.
Un esempio di controllo molto utile è quello relativo al quadro VJ. Ipotizziamo il caso che il rigo VJ16 "acquisti di servizi del comparto edile e di settori connessi" (art. 17, c. 6, lett. a-ter) della bozza azienda presenti i seguenti dati: imponibile 10.000 euro; Iva 2.200 euro.
Nella bozza precompilata, invece, questi importi sono in 2 righi differenti:
  • il VJ12 "acquisti resi da subappaltatori nel settore edile" (art. 17, c. 6 lett. a) imponibile 3.000 euro; Iva 660 euro;
  • il VJ16 "acquisti di servizi del comparto edile e di settori connessi" (art. 17, c. 6 lett. a-ter) imponibile 7.000 euro; Iva 1.540 euro;
NB: nella precompilata la colonna dell’Iva nel quadro VJ è compilata solo se le autofatture o cessioni compensative sono transitate dallo SDI: negli altri casi è presente solo la colonna imponibile.
Questo perché? Semplice: 3.000 euro avevano in fattura codice natura N6.3 e 7.000 euro codice natura N6.7, in quanto la dichiarazione Iva precompilata ha rigidi schemi legati ai codici natura. Codici al cui utilizzo corretto si dovranno sensibilizzare tutti i soggetti tenuti alla redazione delle fatture e delle relative autofatture o delle cessioni compensative a seconda dei casi.
Altra difformità riscontrata è quella in merito alla cessione dei beni ammortizzabili effettuate con il codice TD01 al posto del corretto TD26 "cessione di beni ammortizzabili e per passaggi interni" (ex art. 36 D.P.R. 633/1972).

Al termine di questa breve analisi, credo che agli estensori delle fatture elettroniche e agli addetti alla contabilità possano essere utili i seguenti documenti: