Economia 20 Ottobre 2021

Pnrr, transizione green vista da cittadini e imprese

Le affermazioni e gli impegni sulla crescita sostenibile sono considerati fondamentali per la grande maggioranza del campione, ribaltando i giudizi precedenti che marginalizzavano invece i temi verdi.

Il focus sulla transizione ecologica è alla base dell’impostazione del Programma Next generation EU, con la scelta di definire un target per investimenti green nei Programmi di Ripresa e di Resilienza dei Paesi membri di almeno il 37%.
Anche il Pnrr italiano sottolinea la centralità di questa tematica, nella convinzione che la transizione ecologica sia un importante fattore per aumentare la competitività del sistema produttivo e incentivare l’avvio di attività ad alto valore aggiunto.

Se fino a qualche anno fa la sostenibilità ambientale appariva marginale nella percezione degli italiani, oggi la situazione sembra essersi capovolta. Secondo un’indagine di Eurobarometro, il 93% delle persone pensa che il cambiamento climatico sia il problema più grave del mondo (la percentuale europea è dell’82%). La buona posizione del nostro Paese in questo ambito è attestata anche dall’ultima rilevazione dell’Eco-innovation Index dell’Unione europea: a differenza di altri campi, come il digitale, occupiamo una posizione migliore rispetto alla media europea (124 punti rispetto a 121). Abbiamo inoltre alcuni primati come quello dell’efficienza nell’impiego delle risorse, e la percentuale di rifiuti avviati a riciclo.
Ma ci sono ancora sensibili margini di miglioramento, come nel caso delle innovazioni per l’ambiente, dove rispetto a una media europea di 113 punti il nostro score è di soli 79 punti.

Il nostro sistema imprenditoriale è comunque sostanzialmente ricettivo alla tematica, soprattutto per le imprese più grandi, ma anche le piccole imprese che hanno fatto investimenti green prevedono di uscire prima dalla crisi pandemica, ritornando entro il 2022 ai livelli pre-Covid. Tuttavia, ancora oggi ben il 53% delle Pmi non pensa di investire in sostenibilità ambientale.
Sul versante del lavoro, per Unioncamere nel 2020 il 36% delle nuove entrate nel mondo del lavoro ha riguardato green jobs e nel periodo 2021-2025 il 38% del fabbisogno di professioni richiederà competenze green con importanza elevata (circa 1,3-1,4 milioni di occupati). La domanda di green jobs si caratterizza per una maggiore qualificazione delle competenze ed esperienze, dirigendosi per quasi il 16% verso laureati (contro il 13% degli altri occupati) e per il 23% verso chi ha una pregressa specifica esperienza professionale (contro 18% del restante); ciò nonostante, il 45% delle imprese sottolinea la necessità di una idonea formazione successiva all’ingresso in azienda. In linea generale, chi domanda qualifiche green richiede in misura superiore competenze abilitanti e trasversali rispetto alle altre imprese.

Per fare in modo che le aspettative del Pnrr siano pienamente confermate, occorre lavorare sui seguenti punti:
  • competenze, sia nei percorsi di formazione scolastica e universitaria, sia con la formazione aziendale di dipendenti e imprenditori;
  • cultura, sensibilizzando ancora di più le imprese (specie le più piccole) sull’importanza di investire in sostenibilità ambientale;
  • norme e fiscalità, semplificando le procedure e incentivando gli investimenti in sostenibilità ambientale;
  • creazione di mercati per la sostenibilità, favorendo l’incontro tra domanda e offerta di prodotti e servizi green.