La ricerca attiva di opportunità di lavoro per lo studio professionale è un'arena complessa, nella quale soltanto pochi si stanno muovendo con efficacia.
Intuitivamente, le opportunità non mancano. Forse non sono numerose come 20 anni fa e certamente non bussano alla porta come allora, ma ci sono. Forse manca il metodo. E magari, ad avere una strategia, si troverebbe anche il tempo da dedicarci. Forse l'attività come la conosciamo non è sostenibile nel tempo, ma ripensandola e rivedendola potremmo riuscire a cambiarne le prospettive. Insomma, forse il futuro dello studio dipende da noi più di quanto pensassimo. Il primo vero “salto”, quello necessario a sbloccare la situazione, è culturale e riguarda l'interpretazione che storicamente il professionista ha maturato del proprio ruolo e della propria attività. Fino a oggi tanti studi hanno accettato di “subire le forze del mercato” come i clienti, il legislatore e le evoluzioni tecnologiche. Una visione prevalentemente operativa che traduce le novità in “rogne da gestire” piuttosto che mostrarcele come le vedrebbe un imprenditore.
Per un imprenditore, le novità sono opportunità mascherate da sfide. Questo cambio di mentalità potrebbe non sembrarvi rivoluzionario, ma vi assicuro che lo è. È fondamentale per ritrovare l'umiltà necessaria a “ripensare sé stessi”. Ma cosa vuol dire ripensare sé stessi?
Alla base sta il conoscersi, perché fortunatamente ciò che stiamo facendo oggi non è tutto da...