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Gestione d'impresa 11 Giugno 2020

Prestiti garantiti più veloci con l'autocertificazione

Per velocizzare l'erogazione dei finanziamenti, il Decreto Liquidità, nella versione recentemente aggiornata, permette di ottenere i prestiti garantiti dallo stato sulla base di una autocertificazione del soggetto richiedente.

Nelle settimane che hanno seguito l'emanazione del Decreto Liquidità, il cui obiettivo era anche quello di dare ossigeno alle imprese e lavoratori autonomi attraverso l'erogazione di prestiti garantiti dallo Stato, si sono mostrati notevoli livelli di criticità; quella che sembrava dover essere un'erogazione quasi automatica del credito, quanto meno per i prestiti fino a 25.000 euro (attualmente aumentati a 30.000 euro) con istruttorie assenti, o molto semplificate, per effetto appunto delle garanzie presentate da organi istituzionali, quali il Fondo di garanzia per le Pmi, è invece rimasta ancora una volta bloccata da una burocrazia soffocante. Infatti, in molti casi le imprese e i lavoratori autonomi hanno dovuto produrre una documentazione “extra, addirittura superiore rispetto a quella normalmente richiesta per la concessione di un prestito: dichiarazione dei redditi e modello Irap relativo a 3 annualità precedenti, situazioni contabili relative al 2019, certificato di attribuzione di partita Iva e, per i liberi professionisti, persino il certificato di iscrizione agli albi di appartenenza. L'esigenza di ottenere liquidità nel più breve tempo possibile veniva così a scontrarsi con procedure complicate e onerose che le banche richiedevano per evitare di incorrere in reati connessi con un'anomala erogazione del credito.
Al fine di accelerare le pratiche e superare le criticità emerse, l'ABI aveva emanato agli inizi di maggio un Testo Unico semplificato, distribuito alle banche sotto forma di circolare, per rendere più snelle e quindi più veloci le procedure di erogazione del credito. In particolare, nella circolare ABI si chiariva qual era il ruolo dell'autocertificazione che imprese e lavoratori autonomi dovevano presentare per ottenere la garanzia e affermava che la banca poteva prendere per buono ciò che il richiedente affermava nel modulo, senza accertare la veridicità delle affermazioni rilasciate e sottoscritte; di conseguenza, l'istituto di credito non sembrava obbligato a chiedere la documentazione a supporto delle dichiarazioni presenti nell'autocertificazione, ferma restando la possibilità di farlo. L'unica cosa che, secondo l'ABI, la banca doveva comunque verificare era la situazione andamentale prima del 31.01.2020, vale a dire se l'impresa aveva già sconfinamenti, prestiti scaduti o quant'altro. Tuttavia, nonostante gli orientamenti espressi dall'ABI, numerose banche hanno continuato a svolgere istruttorie, non essendo esentate ex lege dall'osservanza delle norme del Testo Unico Bancario in merito agli adempimenti dovuti preventivamente all'erogazione di prestiti.
L'art. 1-bis del decreto "Liquidità", nella versione recentemente approvata, stabilisce che per l'ottenimento dei prestiti garantiti è sufficiente un'autocertificazione dell'impresa o del lavoratore autonomo che attesti il possesso di determinati requisiti soggettivi e oggettivi. La banca non è quindi tenuta a svolgere accertamenti ulteriori rispetto alla verifica formale di quanto dichiarato dal richiedente il prestito, fatta eccezione per gli obblighi di segnalazione previsti dalla normativa antiriciclaggio; rimane comunque fermo il fatto che le banche, pur non "essendo tenute" hanno comunque facoltà di effettuare istruttorie.
La speranza è che la nuova previsione legislativa sia considerata effettivamente una manleva per le banche e produca quindi la tanto auspicata e veloce iniezione di liquidità per il sistema produttivo.