Nelle settimane che hanno seguito l'emanazione del Decreto Liquidità, il cui obiettivo era anche quello di dare ossigeno alle imprese e lavoratori autonomi attraverso l'erogazione di prestiti garantiti dallo Stato, si sono mostrati notevoli livelli di criticità; quella che sembrava dover essere un'erogazione quasi automatica del credito, quanto meno per i prestiti fino a 25.000 euro (attualmente aumentati a 30.000 euro) con istruttorie assenti, o molto semplificate, per effetto appunto delle garanzie presentate da organi istituzionali, quali il Fondo di garanzia per le Pmi, è invece rimasta ancora una volta bloccata da una burocrazia soffocante. Infatti, in molti casi le imprese e i lavoratori autonomi hanno dovuto produrre una documentazione “extra”, addirittura superiore rispetto a quella normalmente richiesta per la concessione di un prestito: dichiarazione dei redditi e modello Irap relativo a 3 annualità precedenti, situazioni contabili relative al 2019, certificato di attribuzione di partita Iva e, per i liberi professionisti, persino il certificato di iscrizione agli albi di appartenenza. L'esigenza di ottenere liquidità nel più breve tempo possibile veniva così a scontrarsi con procedure complicate e onerose che le banche richiedevano per evitare di incorrere in reati connessi con un'anomala erogazione del credito.
Al fine di accelerare le pratiche e superare le criticità emerse, l'ABI aveva emanato agli inizi di maggio un Testo Unico semplificato, distribuito alle banche sotto forma di circolare, per rendere più snelle e quindi più veloci le procedure di erogazione del credito. In particolare, nella circolare ABI si chiariva qual era il ruolo dell'autocertificazione che imprese e lavoratori autonomi dovevano presentare per ottenere la garanzia e affermava che la banca poteva prendere per buono ciò che il richiedente affermava nel modulo, senza accertare la veridicità delle affermazioni rilasciate e sottoscritte; di conseguenza, l'istituto di credito non sembrava obbligato a chiedere la documentazione a supporto delle dichiarazioni presenti nell'autocertificazione, ferma restando la possibilità di farlo. L'unica cosa che, secondo l'ABI, la banca doveva comunque verificare era la situazione andamentale prima del 31.01.2020, vale a dire se l'impresa aveva già sconfinamenti, prestiti scaduti o quant'altro. Tuttavia, nonostante gli orientamenti espressi dall'ABI, numerose banche hanno continuato a svolgere istruttorie, non essendo esentate ex lege dall'osservanza delle norme del Testo Unico Bancario in merito agli adempimenti dovuti preventivamente all'erogazione di prestiti.
L'art. 1-bis del decreto "Liquidità", nella versione recentemente approvata, stabilisce che per l'ottenimento dei prestiti garantiti è sufficiente un'autocertificazione dell'impresa o del lavoratore autonomo che attesti il possesso di determinati requisiti soggettivi e oggettivi. La banca non è quindi tenuta a svolgere accertamenti ulteriori rispetto alla verifica formale di quanto dichiarato dal richiedente il prestito, fatta eccezione per gli obblighi di segnalazione previsti dalla normativa antiriciclaggio; rimane comunque fermo il fatto che le banche, pur non "essendo tenute" hanno comunque facoltà di effettuare istruttorie.
La speranza è che la nuova previsione legislativa sia considerata effettivamente una manleva per le banche e produca quindi la tanto auspicata e veloce iniezione di liquidità per il sistema produttivo.
