Produzione di terre rare (REE) e metalli critici da colture vegetali
Il fitomining o agromining come alternativa ai tradizionali processi estrattivi anche alla luce delle speculazioni in atto sulle materie prime, con un occhio ai fondi UE.
Il fitomining o agromining consiste nell'estrazione di metalli mediante l'impiego di specie vegetali su suoli contenenti metalli o terre rare. Il processo prevede cicli di coltivazione della durata di 6-12 mesi, seguiti da raccolta, essiccazione e combustione per la produzione di ceneri concentrate. Da queste si isolano i metalli attraverso processi di lisciviazione acida o pirometallurgia.Le specie utilizzate per il recupero del nichel includono l’Alyssum bertolonii (Alisso di Bertoloni), l’Odontarrhena chalcidica (Alisso murale), la Pycnandra acuminata (Albero del nichel) e il Phyllanthus balgooyi (Fillanto del nichel). Per l’arsenico trova impiego la Pteris vittata (Felce a scaletta), mentre per il trattamento di zinco e cadmio si utilizzano la Noccaea caerulescens (Erba storna cerulea) e la Brassica juncea (Senape indiana). La produzione di terre rare (REE) coinvolge la Dicranopteris linearis (Felce cinese), lo Pseudoroegneria spicata (Agropiro azzurro), la Phalaris arundinacea (Scagliola palustre), il Pinus flexilis (Pino flessibile) e la Quercus chrysolepis (Quercia a foglie di crisolepide).Sotto il profilo fiscale, la cessione dei biominerali è regolata dall'art. 74, cc. 7 e 8 D.P.R. 633/1972, che impone il regime di inversione contabile (reverse charge) qualora i prodotti siano assimilati a rottami e cascami di metalli non ferrosi. La gestione della biomassa è soggetta ai criteri dell'art. 184-bis D.Lgs. 152/2006, che disciplina la qualifica di sottoprodotto...