Professionista digitale o professionista analogico?
La rivoluzione 4.0 sta prendendo sempre più spazio, togliendolo al rapporto interpersonale. Si scontrano due modi differenti per affrontare vita professionale e quotidianità personale. Proviamo a vedere quali sono i punti di divergenza e quelli in comune nella attività degli studi di consulenza, con specifica sullo sviluppo della clientela.
Negli Anni '70 arrivarono in Italia i film di kung fu con Bruce Lee come grande protagonista, scatenando un acceso dualismo: meglio karate o kung fu? Dualismo che fu rappresentato da un mitico incontro al Colosseo tra Bruce Lee e un giovanissimo Chuck Norris, richiamando i combattimenti tra i gladiatori. Oggi lo “scontro” ha come ring la visione della vita: digitale (Internet, web, social, chat, video call) oppure analogica (contatti “fisici”, attività sociali, incontri in presenza)? In parte è anche una contrapposizione generazionale: banalizzando, i giovani sono più digitali, i meno giovani più “analogici”. Questa suddivisione però non basta, è troppo generalista.
Io credo che il vizio di fondo sia un altro: la paura dell'ignoto, del non conosciuto, che “chiude” la mente al cambiamento e, di conseguenza, fa rimanere le persone attaccate alle proprie abitudini, alle proprie conoscenze. Se poi a questo presupposto psicologico/istintivo aggiungiamo la non voglia di dedicare tempo alla propria formazione personale per apprendere nuove modalità di comunicazione, ecco che la crescita individuale si blocca e si tende a difendere a spada tratta la propria posizione.
Una risposta ce la dà il principio matematico del massimo comun denominatore: “il più grande dei divisori comuni ai numeri assegnati" applicato al negoziazione, cioè la ricerca di un...