Alcuni non se ne sono neanche accorti, altri sono entrati in crisi ansiosa. La ragione è che il 30.06 scade l'autorizzazione che l'Unione Europea aveva accordato all'Italia nel 2014 per introdurre il regime dello split payment nei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Autorizzazione poi prorogata nel 2017 insieme con l'estensione ai rapporti con le 40 principali società quotate. Ricordiamo che la norma italiana prevede che il meccanismo si applichi entro un termine mobile, ossia “la scadenza della misura speciale di deroga rilasciata dal Consiglio dell'Unione Europea”. Per farla breve, è praticamente certo che nulla cambierà dopo il 1.07 e che lo split payment si applicherà, così come adesso, per almeno altri 3 anni.
Lo split payment trasferisce l'onere del versamento dell'Iva al debitore, quindi a un soggetto ritenuto più affidabile della generalità dei fornitori, e rappresenta quindi un efficace metodo antifrode. Di contro i fornitori abituali della PA e delle quotate, per effetto dello split payment, si trovano in una posizione sistematica di credito Iva e devono, quindi, confidare sulla capacità dell'Agenzia delle Entrate di effettuare celermente i rimborsi.
Ebbene, già a dicembre 2019 l'Italia aveva chiesto alla Commissione europea di prolungare la durata del regime di split payment, restringendone però il campo ai soli rapporti con le PA. Le...