RICERCA ARTICOLI
Imposte e tasse 16 Maggio 2019

Protocollo fatture fermo ai tempi della macchina a vapore


Nell'era della carta, la compliance fiscale si basava su fasi di presidio documentale che, con lo sguardo di oggi, appaiono obsolete. La registrazione delle fatture di acquisto, per esempio, doveva assicurare la biunivocità tra il documento ricevuto dal fornitore e l'annotazione nel registro degli acquisti in modo tale che fosse garantita la registrazione di tutte le fatture e fosse evitata la duplicazione delle registrazioni. Tale esigenza veniva assecondata scrivendo un numero di protocollo progressivo sul documento in fase di ricezione e trascrivendo tale numero all'atto della registrazione, in modo tale da “navigare” attraverso il protocollo dal documento al registro e viceversa. La prassi era resa obbligatoria, ai fini della verifica della regolare tenuta delle scritture contabili, dall'art. 25 D.P.R. 633/1972. Il protocollo sulla fattura è diventato un aggravio importante e ha perso di utilità da quando le aziende hanno iniziato a trattare digitalmente le fatture, essendo costrette ad aggiungere (anche) digitalmente il protocollo all'immagine della fattura con il beneplacito dell'Agenzia. All'alba dell'emissione della fatturazione elettronica, documento che non consente analoghe manipolazioni, l'obbligo del protocollo è divenuto non solo obsoleto ma anche inattuabile. Per tale ragione, l'art. 13 D.L. 113/2018 ha eliminato dall'art. 25 del decreto IVA l'obbligo di indicare in...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.