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Imposte e tasse 12 Novembre 2019

Proventi da reato, l’ordine di restituzione non esime dalla tassazione

Il cosiddetto “pretium sceleris” rappresenta un arricchimento e va sempre considerato come reddito imponibile.

Il recupero a tassazione dei proventi delittuosi è un argomento sempre attuale e dibattuto, anche per gli evidenti riflessi della materia in ambito economico in genere e fiscale in particolare. Ed è proprio in tale ambito che si colloca l'ordinanza della Cassazione, VI Sez., 25.10.2019, n. 27415. Con il citato intervento, la Suprema Corte, ancorandosi a un consolidato e ricorrente indirizzo giurisprudenziale, ha avuto modo di ribadire che i proventi derivanti da attività illecite, essendo annoverabili in una delle categorie reddituali contenute nel D.P.R. 22.12.1986, n. 917 (TUIR), ai sensi dell’art. 6, c. 1, vanno ordinariamente assoggettati a tassazione. In tale ipotesi trova applicazione l'estensione di quelle che sono le categorie reddituali ricomprese nel citato dispositivo normativo. Ma vi è più: la tassazione di tali componenti non potrebbe subire alcuna deroga o esclusione, neanche qualora il reo-contribuente sia stato condannato alla restituzione delle somme oggetto di illecita apprensione o anche eventualmente al risarcimento dei danni cagionati nel contesto della commissione del reato. La conclusione espressa risulta pienamente condivisibile in quanto l'evenienza della restituzione non può assumere rilievo di sorta, atteso che la riconsegna del denaro non potrebbe condizionare in alcun modo l’obbligazione tributaria dedotta, in considerazione del fatto che, rispetto all'obbligazione, il...

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