Il percorso pare ormai tracciato: anche l'Italia presto o tardi sembra destinata a diventare una cashless society, cioè un Paese dove l'economia sarà fondata su transazioni finanziarie digitali e non sull'utilizzo del contante. Prossimo, quindi, il superamento della grande dicotomia che vede da una parte l'Italia essere il terzo Paese al mondo per numero di smartphone, il primo in Europa per numero di carte prepagate, ma il terz'ultimo, sempre in Europa, per transazioni elettroniche.
In tal senso si è mosso anche il nostro legislatore, con diversi interventi per limitare la circolazione del contante: dalle norme antiriciclaggio, al tetto per l'uso dei contanti oggi fissato in 3.000 euro, al pagamento con decorrenza da luglio 2018 delle retribuzioni solo con modalità tracciabili. Non solo dettami, controlli e sanzioni, ma anche qualche norma avente carattere incentivante, oltre che procedimentale, come quella introdotta dall'art. 2, c. 38-vicies ter D.L. 138/2011 che ha previsto una riduzione alla metà di talune sanzioni amministrative per gli imprenditori ed esercenti arti e professioni, che evitano l'utilizzo del contante per tutte le transazioni finanziarie.
Presupposti essenziali per i beneficiari della norma sono:
- compensi dichiarati non superiori a 5 milioni di euro;
- indicazione degli estremi di tutti i conti correnti su cui confluiscono le transazioni attive e passive, sia nella dichiarazione...