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IVA 07 Luglio 2026

Regime del margine, il nodo dei beni da collezione mai utilizzati

Più che sulla definizione letterale di “bene usato”, la soluzione potrebbe dipendere dallo scopo stesso del regime.

Il collezionismo, negli ultimi anni, ha allargato parecchio i propri confini. Non più solo francobolli o quadri d'autore. Oggi si accumulano carte da gioco, action figure, videogiochi rari, borse firmate, orologi e altri oggetti di edizione limitata. Complice la diffusione di app e marketplace online, nella prassi la distanza tra venditore e acquirente si è quasi azzerata. Capita sempre più spesso che un privato ceda questi beni non solo ad altri appassionati, ma anche a operatori professionali. Chi rivende beni usati per mestiere applica di norma il cosiddetto regime del margine. L'Iva, in questo caso, non colpisce l'intero prezzo di vendita, ma solo la differenza tra incasso e costo di acquisto, il margine di utile. Il meccanismo funziona bene quando il bene è stato usato davvero. Ma cosa succede se il prodotto, acquistato per collezione, non è mai uscito dalla confezione originale? È un bene usato, oppure no? La domanda non è affatto oziosa, tanto più che dal 1.07.2025 l'art. 9 D.L. 95/2025 ha esteso l'aliquota Iva del 5% a tutte le cessioni di oggetti d'arte, antiquariato e collezione rientranti nella tabella allegata al D.L. 41/1995, in alternativa al regime del margine. I 2 regimi restano infatti incompatibili tra loro: chi applica il margine continua a calcolare l'Iva solo sull'utile lordo secondo le regole ordinarie, senza poter beneficiare dell'aliquota ridotta, mentre chi opta per il 5% rinuncia al margine e assoggetta a imposta l'intero corrispettivo....

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