Le disposizioni fiscali vengono spesso emanate per agevolare o disincentivare determinate operazioni: sia la storia che l'attualità sono costellate di esempi in tal senso. Il regime fiscale oggi applicabile ai minibond è indubbiamente finalizzato a favorirne il ricorso per le PMI, ma non sempre è stato così. Infatti, al loro debutto le mini-obbligazioni scontavano un trattamento tributario non del tutto incentivante: gli interessi passivi corrisposti a fronte della loro emissione erano deducibili solo a condizione che il tasso di rendimento effettivo dei titoli non fosse troppo elevato rispetto ai tassi ufficiali di mercato. Tali disposizioni erano finalizzate a contrastare gli effetti elusivi, generalmente diffusi nell'ambito di società non quotate e a ristretta base azionaria, connessi alla possibilità di emettere prestiti obbligazionari remunerati a tassi superiori rispetto a quelli medi di mercato e sottoscritti dagli stessi soci. In tal modo, in assenza di disposizioni limitative, il socio sottoscrittore avrebbe potuto incassare una remunerazione elevata, di fatto un dividendo, deducibile integralmente dalla società emittente.
Con l'emanazione del Decreto Crescita 2012, successivamente integrato dal D.L. 179/2012, sono state introdotte modificazioni "di stampo agevolativo" alla disciplina previgente, con il preciso obiettivo di favorire, anche per le società sprovviste di quotazione,...