Difficile scrivere articoli di questi tempi. Le riflessioni bruciano in un attimo e si rischia sempre di arrivare in ritardo o di essere troppo avanti coi tempi.
Proviamo intanto a ragionare su alcune certezze. Per esempio, come evidenzia il Centro Studi di Confindustria, il calo della produzione industriale mostra un indice che da 97,7 dell’ottobre 2023 è passato a 93,5 nel gennaio 2026. Il prezzo medio dell’energia per le imprese, in euro/megawattora, è il più alto in Europa: in Italia 278, in Germania 242, in Francia 183 e in Spagna 171, perché quest’ultimo Paese si è felicemente sposato con le rinnovabili.Poi ci sono le previsioni che indicano un calo degli investimenti nel 2026 e 2027 rispetto al 2025, ancora in pieno PNRR: l’aumento del 3,5% di quell’anno si riduce a +2,3 nel 2026 e a +1,3 nel 2027.Nel marzo 2026 la fiducia dei consumatori è data in calo da 97,4 a 92,6 e l’inflazione si avvia verso il 2,5/3%.Sono solo alcuni dati del recente passato e non si vedono miglioramenti.Il panorama riflessivo sull’economia non è avaro di proposte. Le idee provengono da molte parti e sono in parte non ricomponibili e in parte invece ragionevolmente sinergiche: provvedimenti sull’energia, salario minimo, iperammortamento, piano casa, decreto bollette, riduzione o sospensione dell’ETS (emissioni fossili), aumento dei salari, transizione 5.0, accelerazione rinnovabili... e molte altre. Siamo in piena turbolenza politica ed economica e le ricette non sono facili da comporre.Un utile criterio di assemblaggio di iniziative apparentemente contrastanti può essere quello di capire se la scelta rappresenta un ritorno...