Non so voi, ma io avevo da anni in testa il numero 60 riferito ai milioni di abitanti residenti in Italia. Con poche oscillazioni sempre intorno a quel numero. Scoprire dal rapporto Istat che gli italiani sono ormai 55 milioni mi ha colto di sorpresa. Forse sarò stato un po’ distratto negli ultimi anni, ma a pensarci bene è vero che si vedono molti meno passeggini in giro e un aumento vertiginoso di giovani con cani e gatti. Colpa del tasso di fecondità, dicono, sceso ai livelli più bassi di 1,32 figli per donna, il più basso d’Europa. Se andiamo avanti così, dice l’Eurostat, nel 2100 gli italiani saranno 30 milioni se non si contano i migranti, con loro il numero aumenta a 45. Quindi, con buona pace di tutti, nei prossimi decenni arriveremo a un rapporto pari a un terzo di migranti e due terzi di nativi.
Non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlare delle cause, perché i demografi elencano quelle ormai risapute: affermazione professionale tardiva, emancipazione della donna, servizi insufficienti. E poi disoccupazione, precarietà, abbassamento dei redditi, crescente sfiducia nel futuro.
A chi viene voglia di fare figli in questo clima?
Tra le cause è anche citata la scarsa cultura della conciliazione casa-lavoro, fatta di tutte quelle azioni che mirano a ridurre i tempi, incrementare il tempo libero delle donne, strutturare servizi prossimi per l’infanzia, in collaborazione con...