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Imposte e tasse 04 Ottobre 2022

Riforma del sistema tributario: la proposta ragionata del Cndcec

Le giuste e ragionate proposte del Consiglio Nazionale per la riforma del sistema tributario ormai diventato un ginepraio: vedremo se il nuovo Governo saprà accoglierle e coinvolgere la categoria in un’auspicabile riforma. 

Il Cndcec ha pubblicato (settembre 2022) il documento titolato “Proposte di riforma e modifica del sistema tributario”, il Presidente ha sottolineato che l’architettura del sistema fiscale risale agli inizi degli anni ’70 e che nel mezzo secolo che è seguito l’assetto normativo è stato contornato da una miriade di provvedimenti, spesso estemporanei e basati su esigenze di gettito contingenti, cosicché il complesso delle norme tributarie è divenuto un ginepraio spesso inestricabile, foriero di contenzioso e iniquità; sulle esigenze di gettito contingenti basti pensare all’addizionale erariale sulle autovetture (c.d. “superbollo”) istituito dal Decreto “Salva Italia” emanato dal Governo Monti nel 2011 e alla tassa sulle imbarcazioni: la prima è rimasta ed è passata da “una tantum” ad “una semper”, la seconda è stata abolita.
Ma in sostanza e in sintesi, cosa si chiede?
  • Il coinvolgimento dei commercialisti nel processo di formazione e revisione delle norme tributarie, poiché nella maggioranza dei casi le norme vengono scritte da coloro che nulla sanno delle conseguenze della ricaduta sulla scrivania delle norme stesse; in parole povere si chiede giustamente che nello studio del rifacimento del tetto venga resa partecipe anche l’impresa che esegue i lavori, ad evitare che, smantellato il tetto e prima di realizzare il nuovo, l’impresa si faccia viva dicendo che è impossibile e che bisogna riprogettare il tutto e di qui anche l’esigenza di tavoli di confronto con il MEF e l’Agenzia delle Entrate.
  • Una semplificazione normativa, con la predisposizione di “Codici Tributari” per le singole imposte, uniformando invece le fasi di controllo, accertamento, riscossione e sanzioni in un unico schema generale, una revisione complessiva del calendario fiscale che oggi è la conseguenza di un quadro normativo disorganico; in materia di Irpef si chiede una soglia di esenzione più alta per i giovani, una riduzione di deduzioni e detrazioni, mentre per l’Irap si sottolinea che tale tributo è ormai superato.
  • L’eliminazione di tributi di modesta entità e di scarso gettito, un adeguato mix fra imposizione diretta e indiretta, un piano di pagamento straordinario di debiti fiscali e contributivi in considerazione delle conseguenze prima dell’emergenza pandemica e poi quelle derivanti dai rincari energetici.
  • La messa a regime del credito di imposta sugli investimenti, dell’ACE, il sostegno delle esportazioni, la decontribuzione per l’assunzione di personale a tempo indeterminato, il mantenimento delle misure per l’efficientamento energetico, una moratoria estiva dagli adempimenti con scadenza attualmente da agosto al 10.09, la sospensione dell’invio delle comunicazioni 36-bis e 36-ter e delle comunicazioni di compliance nei mesi da giugno ad agosto.
Avrei calcato ancora di più la mano, richiedendo ad esempio che l’assolvimento di alcuni adempimenti venisse posto carico dell’Amministrazione: mi riferisco, ad esempio, all’Imu che potrebbe essere calcolata dai Comuni, unitamente alla Tari e richiesta al cittadino, così come avviene, ad esempio, in Francia: la Costituzione obbliga il cittadino a contribuire alle spese della collettività, ma non può obbligarlo a “autoliquidare” l’ammontare della sua contribuzione e magari sostenere un costo per calcolarla.
Così come avrei richiesto che nel caso di presentazione di un’istanza in autotutela i termini per proporre ricorso vengano rinviati di 60 giorni dalla comunicazione di diniego da parte dell’ufficio: recentemente alcune istanze di autotutela non hanno ricevuto riscontro se non dopo la notifica del ricorso in mediazione via PEC all’ufficio.
Avrei calcato ancora di più la mano anche per altri aspetti sui quali non scendo nel dettaglio.