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Società 13 Dicembre 2018

Riforma della crisi d'impresa, ultima venne la Pmi


Durante le audizioni di categorie imprenditoriali e professionali tra cui il CNDCEC e Bankitalia nei giorni scorsi al Senato ed alla Camera, cominciano a emergere con forza tutti i dubbi e le perplessità che derivano da alcune parti della riforma della crisi d'impresa, in modo particolare la nuova procedura di allerta (entrata in vigore differita di 18 mesi rispetto alla pubblicazione dei decreti attuativi) e la drastica riduzione dei limiti per l'obbligatorietà dell'organo di controllo (che entrerebbe immediatamente in vigore). Il documento del CNDCEC mette in evidenza che da proprie indagini, corroborate anche da CERVED, emerge una sostanziale debolezza delle PMI posizionate tra i 5 ed i 10 milioni di euro, rispetto agli indicatori prospettati per l'attivazione della procedura anticipatoria di allerta; i due principali indicatori che si ipotizzano dovranno evidenziare la sproporzione tra capacità di produrre reddito e liquidità sia rispetto alla Posizione Finanziaria Netta, sia tra capitale proprio e capitale di terzi (ci si augura solo finanziario e non anche commerciale). Su questo fronte sarebbe opportuno un ulteriore intervento legislativo di coordinamento, permettendo come in passato la rivalutazione dei beni aziendali senza efficacia fiscale e senza obbligo di pagamento di imposta sostitutiva (disposizione che parrebbe trascurata dalla nuova legge di rivalutazione che verrà inserita nella Manovra di fine anno); tale...

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