RICERCA ARTICOLI
Società 23 Marzo 2021

Rilevanza della delibera assembleare per il compenso amministratori

In difetto di un'approvazione preliminare dei soci avente a oggetto l’erogazione della somma, tale componente di costo non può essere dedotta: un opinabile assunto della Suprema Corte.

Molto discutibile e per questo altrettanto interessante, una recente pronuncia della Cassazione Civile (Sez. V, ordinanza 3.03.2021, n. 5763) secondo cui, in mancanza di apposita statuizione contenuta in una delibera assembleare che riporti una data anteriore al momento di erogazione del compenso agli amministratori, i rispettivi componenti di costo imputati non sarebbero deducibili ai sensi dell’art.109, c. 1 D.P.R. 917/1986. A nulla rileverebbe l’intervento sanante di un atto ricognitivo, sostanziatosi in una delibera di ratifica successiva, in quanto è stato ritenuto che soltanto il rispetto della regola civilistica può conferire a tali spese il carattere di certezza e obiettiva determinabilità, condizioni essenziali per fruire della relativa deducibilità fiscale. Contrariamente a quanto statuito, si ritiene che si possa propendere per l'illegittimità della rettifica operata in sede di controllo, oltre che della conferma riscontrata in sede di giudizio: ciò, proprio sulla scorta delle previsioni contenute nelle norme di riferimento del Tuir, impostate opportunamente anche sul vaglio delle simmetrie impositive che fungono da presupposto alle interrelazioni tra l’applicabilità dei profili impositivi a carico del percettore del compenso (l'amministratore) e la deduzione del relativo costo nella quantificazione del reddito del soggetto erogante (l’impresa amministrata). Una differente...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.