Non avendo conoscenza delle giacenze che i debitori hanno sui conti correnti l'Agenzia della riscossione è costretta ad agire al buio procedendo a pignoramenti a tappeto che si rilevano, spesso, inutili.
Le difficoltà nel portare avanti le azioni esecutive per il recupero delle somme iscritte nei ruoli sono state evidenziate, a chiare lettere, nella recente relazione 2021 sulla riscossione che l'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha inviato nei giorni scorsi al Parlamento.
Il fatto che l'Agenzia delle Entrate-Riscossione abbia le armi spuntate si scontra anche con un altro dato piuttosto disarmante. L'enorme numero dei debitori nei confronti dei quali debbono essere espletate le azioni cautelari ed esecutive: 18 milioni fra persone fisiche e soggetti diversi. Un vero e proprio esercito.
Le considerazioni contenute nella suddetta relazione, alle quali si aggiungono le difficoltà e le lentezze con le quali in Italia si procede alle operazioni di cancellazione dei crediti inesigibili, lasciano intravedere uno scenario davvero drammatico che in assenza di una riforma organica e strutturale, rischia di collassare.
Tornando alle problematiche inerenti i pignoramenti sui conti correnti dei debitori, la relazione evidenzia come per l'agente della riscossione vi siano delle concrete difficoltà nell'accesso e nella raccolta delle informazioni detenute nell'archivio dei rapporti finanziari.
I dati contenuti in tale partizione dell'Anagrafe tributaria sono infatti finalizzati ad attività diverse dalla riscossione. L'archivio dei rapporti finanziari è stato concepito per essere utilizzato per le attività di analisi...