Ristori è un termine che colpisce emotivamente nel contesto che stiamo vivendo e in un momento in cui, a fianco dell'emergenza sanitaria, si stanno aprendo le porte di una profonda crisi economica. Il Governo ha sposato questo termine per definire una serie di misure a sostegno delle attività economiche colpite dalla pandemia. Misure che, a detta dei portavoce dell'Agenzia delle Entrate, si distinguono per velocità, semplicità ed efficacia. Sulla velocità si potrebbe sostanzialmente concordare, mentre sulla semplicità e sull'efficacia ci sarebbe da discutere.
Tutto inizia con l'art. 25 del Decreto Rilancio, che istituisce il contributo a fondo perduto a favore dei soggetti esercenti attività di impresa, di lavoro autonomo (probabilmente un numero ridottissimo, vista l'esclusione di professionisti iscritti in albi e non solo) e titolari di reddito agrario. Il meccanismo è fondato sul riconoscimento di una percentuale, variabile a seconda del volume di ricavi, calcolata sul calo di fatturato (almeno 1/3 tra il mese di aprile 2020 e lo stesso mese dell'anno precedente). Nessuna necessità di calo di fatturato, invece, per le attività ubicate nei Comuni colpiti da eventi calamitosi. Semplice il meccanismo, almeno in teoria; in pratica non lo è stato, come è dimostrato dalla necessità di 2 circolari e 2 risoluzioni dell'Agenzia delle Entrate.
A ridosso del periodo...