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Imposte e tasse 18 Marzo 2021

Rivalutazione beni d'impresa e società di comodo: metodi a confronto

Rivalutare i beni d’impresa produce innegabili vantaggi sul patrimonio netto, per effetto dell’emersione del saldo attivo di rivalutazione. Tuttavia, la scelta dei metodi alternativi non è neutrale ai fini della disciplina delle società di comodo.

Ai chiari benefici per il bilancio fa da contrappeso la penalizzazione che i maggiori valori determinano sul calcolo dei parametri delle cd. società di comodo. Di seguito, esamineremo i 3 metodi adottabili per la rivalutazione e le conseguenti implicazioni. Si ricorda che l'art. 110 D.L. 14.08.2020, n. 104 consente la rivalutazione dei beni d'impresa e delle partecipazioni, ad esclusione degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività di impresa, risultanti dal bilancio dell'esercizio in corso al 31.12.2019. L'operazione deve essere eseguita nel bilancio 2020. Ciò premesso, gli aspetti di maggior rilievo sono rappresentati dalla possibilità di effettuare la rivalutazione anche ai soli fini civilistici e, in ogni caso, anche di un solo bene, ossia senza obblighi di “coinvolgere” tutti quelli della stessa categoria omogenea, così come previsto in passato. Ebbene, la prima criticità riguarda l'impatto sulle società di comodo, ovvero gli effetti del maggior valore attribuito all'immobilizzazione. Sul punto, la dottrina è divisa: vi è chi sostiene che, nell'ipotesi di rivalutazione solo civilistica, nel quadro RS, segnatamente nei righi RS 117-122, deve essere indicato il costo storico, al lordo dell'ammortamento, “sterilizzando” la rivalutazione; altri, invece, ritengono che, in ogni caso, il valore rilevante sia quello...

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