Nella bozza della nota di aggiornamento al Def (Nadef) diffusa a fine settembre, il Governo aveva annunciato vari disegni di legge “a completamento della manovra di bilancio 2020-2022”, tra i quali ne spiccava uno recante la riforma del catasto. Nel testo ufficiale della Nadef pubblicato in seguito, invece, si nota la cancellazione di tale disegno di legge, anche grazie all'azione svolta da Confedilizia.
Aveva lasciato sconcertati il proposito di varare una riforma del catasto (più volte sollecitata dall'Europa) che avrebbe avuto l'unico e devastante effetto di incrementare il valore e di conseguenza la tassazione sugli immobili.
Nella realtà, il valore degli immobili in Italia continua a diminuire (unico caso in Europa), in molti casi fino ad azzerarsi per totale assenza di domanda. Il Paese è costellato di case, negozi, capannoni e uffici sfitti. Ogni anno aumenta il numero di edifici ridotti, anche di proposito, in ruderi. Su tutto questo immenso patrimonio (talvolta solo teorico) gli italiani hanno pagato, dal 2012 al 2019, 183 miliardi di euro di patrimoniale sotto forma di Imu e Tasi, con la conseguenza, tra l'altro, di comprimere i consumi.
La priorità dovrebbe essere quella di ridurre questo carico spropositato di tassazione, non di applicare la raccomandazione Ue sul catasto, magari presentandola con il miraggio dell'eliminazione di sperequazioni, ma con l'effetto concreto di aumentare ancora le imposte...