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IMPOSTE E TASSE 12/09/2019

Sconto in fattura per eco bonus e sisma bonus

L'Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 31.07.2019, ha dettato le regole per dare piena attuazione alle misure previste dall'art. 10 del decreto Crescita sui lavori di risparmio energetico e adeguamento antisismico. La norma consente al contribuente che ne faccia espressa richiesta, di beneficiare, in luogo dell'utilizzo diretto della detrazione fiscale, di uno sconto di pari importo che il fornitore di beni o servizi praticherà sul corrispettivo. Quest'ultimo avrà la possibilità di recuperare tale sconto, sotto forma di credito d'imposta da utilizzare in compensazione in 5 quote annuali. Quindi, si attua una cessione della detrazione fiscale spettante al contribuente direttamente all'impresa, detrazione che per quest'ultima si trasforma in credito d'imposta.
La misura suscita grande interesse per il consumatore, con la possibilità di godere immediatamente di un beneficio fiscale che altrimenti avrebbe ottenuto, nella maggioranza dei casi, in 10 anni. Leggendo tra le righe si può interpretare questa disposizione come un grande aiuto ai soggetti che devono effettuare gli interventi e che hanno difficoltà nel reperire le risorse finanziarie; dal lato delle imprese, un maggiore appeal per gli interventi oggetto di agevolazione dovrebbe equivalere a maggiori opportunità di lavoro.
Ma chi ha scritto questa norma non ha saputo guardare oltre il proprio naso. È evidente che i vantaggi per il contribuente siano innegabili, ma è altrettanto evidente che pochissime imprese (probabilmente quelle di maggiori dimensioni, ma non tutte) saranno in grado di sostenere lo sconto di cui stiamo parlando. A poco vale la previsione della norma che consente alle imprese di cedere a loro volta il beneficio ai propri fornitori, con divieto, per questi ultimi, di ulteriore cessione. Soprattutto, una misura che fa discutere è l'impossibilità per le imprese di cedere lo sconto a banche e altri intermediari finanziari. È chiaro, quindi, il quadro che si è delineato: imprese che si trasformano in banche. Chi ha immaginato un simile scenario non può avere una percezione della situazione in cui versa il settore edile con tutto l'indotto. L'agevolazione in commento ha suscitato enormi proteste delle imprese interessate e delle associazioni che le rappresentano, ma il governo sembra non sentirci e va avanti per la propria strada.
Nel caso in cui l'impresa conceda tale possibilità, il contribuente dovrà manifestare l'opzione, a pena di inefficacia, attraverso apposita comunicazione da inviare all'Agenzia delle Entrate entro il 28.02 dell'anno successivo a quello di effettuazione degli interventi agevolati. L'impresa potrà utilizzare in compensazione il credito d'imposta in 5 quote annuali a decorrere dal giorno 10 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata la comunicazione. L'eventuale quota non utilizzata nell'anno di spettanza potrà essere utilizzata negli anni successivi, ma non potrà mai essere chiesta a rimborso. Anche in questo passaggio si denota l'assoluta mancanza di percezione dell'enorme danno per le imprese che dovranno attendere l'invio della comunicazione prima di utilizzare il credito che, in caso di incapienza, non potrà essere mai chiesto a rimborso.
Ognuno può trarre le proprie conclusioni, ma questa agevolazione, in mancanza di modifiche, rischia di svanire nel nulla o, peggio ancora, di creare effetti devastanti per le piccole imprese.