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Imposte e tasse 08 Febbraio 2021

Sdoganato il 9% di registro per le servitù su terreni agricoli

L'Amministrazione Finanziaria riconosce la linea della Corte di Cassazione sull'aliquota alla quale assoggettare la costituzione dei diritti reali e rivede la propria consolidata posizione che prevedeva il 15%.

Si conferma un periodo caldo per l'imposta di registro in materia di terreni agricoli e la risoluzione 15.01.2021, n. 4/E non è altro che un ulteriore motivo di spunto. Sul tema l'Amministrazione Finanziaria già si è espressa nel corso del mese di novembre con la risposta n. 551/2020 in merito alla decadenza dall'agevolazione per la piccola proprietà contadina (Ppc) e la legge di Bilancio per il 2021, all'art. 1, c. 41, ha introdotto l'esonero dal registro fisso per il 2021 sulle compravendite di terreni agricoli, in regime di Ppc, con valore non superiore a 5.000 euro. Con la risoluzione n. 4/E/2021, l'Agenzia delle Entrate non fa altro che allineare la propria posizione a quella costante emersa dalla Corte di Cassazione con le sentenze nn. 22198, 22199, 22200 e 22201 del 5.09.2019 e le più recenti n. 6671 e 6677 del 9.03.2020 e n. 22118 del 13.10.2020. Il tema è quello della tassazione ai fini dell'imposta di registro degli atti costitutivi di servitù su terreni agricoli. La posizione dell'Amministrazione Finanziaria, fino al recente cambio di rotta, era quella di sostenere l'applicazione dell'aliquota del 15%, così come anche riportato nella risoluzione n. 92/E/2000 e nella circolare n. 18/E/2013 che ora si devono ritenere superate. La contesa verte sul disposto dell'art. 1, c. 1 della Tariffa Parte prima, allegata al D.P.R. 131/1986. Nel primo periodo è previsto che...

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