Frigoriferi e congelatori. Lavatrici e lavastoviglie. Televisori, computer e smartphone. Oppure lampadine, piccoli elettrodomestici e persino pannelli fotovoltaici. Chi di noi non utilizza o possiede uno di questi oggetti? Solo il fatto di leggere questo articolo, significa che disponiamo di uno schermo elettronico. Ma cos’hanno in comune questi manufatti? Sono AEE, acronimo per apparecchiature elettriche ed elettroniche che a fine vita devono essere riciclate e devono essere raccolte come rifiuti differenziati. Per questo motivo prendono il nome di RAEE, dove “R” sta per “rifiuti”.
Gli ultimi dati di settore non sono confortanti. Malgrado gli sforzi compiuti a livello europeo, la quantità di rifiuti prodotti non è in diminuzione: ogni anno nell’Unione Europea le attività economiche generano complessivamente 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti, equivalenti a 5 tonnellate pro capite, mentre nello stesso periodo ogni cittadino produce quasi mezza tonnellata di rifiuti urbani. I RAEE, in particolare, si distinguono per avere una crescita esponenziale rapida con un tasso attualmente pari al 2%. Se guardiamo a casa nostra, cioè in Italia, viene confermato il trend europeo. I Sistemi Collettivi, ossia i consorzi senza fine di lucro a cui aderiscono i produttori di AEE con il compito di raccogliere e gestire i RAEE italiani, nel solo anno 2019 hanno ammassato complessivamente 343.069 tonnellate di roba. Questo si traduce in una crescita di circa 32.460 tonnellate, che corrisponde al 10,45% in più annuo.
È importante soffermarsi a riflettere anche sulle componenti interne di tali scarti; spesso contengono sostanze inquinanti (come clorofluorocarburi) oppure sostanze tossiche (come il mercurio). Inoltre, nel processo di fabbricazione vengono utilizzate le “terre rare”, elementi chimici che si trovano in natura sotto forma di minerali e la cui estrazione genera un elevatissimo prezzo per la natura e per l’uomo, anche in termini di sfruttamento. Ecco perché è utile riflettere sull’utilizzo di questi apparecchi, anche alla luce di una crescente e rapidissima digitalizzazione della popolazione.
Quali sono le azioni che possiamo mettere in campo per abbassare l’impatto sulla natura? La risposta è: aumentare il riciclo dei RAAE. Fondamentale è spingere sulla raccolta differenziata di questa tipologia di rifiuti che, oltre a conferirli nei centri di raccolta, è sempre possibile: 1) lasciarli nei contenitori comunali dedicati alla raccolta differenziata di questo tipo di rifiuti; 2) consegnarli ai rivenditori di apparecchiature elettriche ed elettroniche al momento di un nuovo acquisto; 3) portare i RAEE presso i rivenditori con superficie dedicata superiore a 400 mq: in questo caso, anche senza effettuare un nuovo acquisto, abbiamo diritto al ritiro, purché l’apparecchio sia di dimensione massima di 25 cm sul lato più lungo.
In conclusione, il corretto riciclo di tali dispositivi deve diventare un mantra nell’ottica dell’economia circolare. A tal fine, è interessante la proposta europea in fase di studio che prevede il “diritto alla riparazione”, che include il diritto di aggiornare i software obsoleti e che fa da contraltare all’ormai nota obsolescenza programmata di molte apparecchiature elettroniche.
