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Consulenza aziendale, commerciale e marketing 10 Ottobre 2026

Se sperano che l’AI ci sostituisca, un motivo c’è

Articoli e podcast annunciano da mesi che il commercialista sarà tra le prime professioni sostituite dall’AI. Della previsione si è discusso abbastanza. Molto meno del tono di chi la pronuncia, che somiglia a una liberazione.

Nei Vangeli i pubblicani compaiono quasi sempre in coppia con i peccatori, come se l’accostamento fosse talmente ovvio da non richiedere spiegazioni. Zaccheo deve arrampicarsi su un albero perché nessuno gli fa spazio, Matteo (non a caso santo protettore dei commercialisti) viene chiamato mentre siede al banco delle imposte e la scena suscita scandalo. Non erano criminali e non avevano scritto loro le regole: riscuotevano tributi per conto di qualcun altro ed è bastato quello per farne, per 20 secoli, l’archetipo dell’uomo di cui la comunità farebbe volentieri a meno.Ci ho ripensato nelle ultime settimane, leggendo l’ennesimo articolo e ascoltando l’ennesimo podcast in cui si annuncia che il commercialista sarà tra le prime professioni cancellate dall’intelligenza artificiale. Sul merito della previsione non intendo aggiungere nulla, perché ci sono entrati in troppi, con dati che si assomigliano tutti e conclusioni che si assomigliano ancora di più. Mi ha colpito un’altra cosa, che nessuno sembra aver notato, e cioè il tono, una sorta di Schadenfreude come dato diagnostico: non conta se la previsione sia giusta, conta che la gente ci speri. Chi pronuncia quella frase non sembra preoccupato. Sembra sollevato. La dice come si dà una buona notizia, con quella leggerezza che si riserva alle cose che finalmente si sistemano da sole.Vale la pena fare un esperimento mentale. Si provi ad annunciare che l’intelligenza artificiale sostituirà i cardiologi, gli...

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