“Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”: fuor di metafora, è la perfetta esemplificazione, non raramente, del divario fra enunciazioni di principio e pratica realizzazione della normativa fiscale.
I buoni propositi del legislatore sono spesso vanificati da provvedimenti attuativi contraddittori e da una prassi interpretativa che, anziché semplificare, contribuisce a complicare gli adempimenti connessi alla fruizione delle agevolazioni.
La gestione dei vari bonus edilizi, su tutti il Superbonus 110%, si sta rivelando particolarmente critica per effetto dell’abnorme mole documentale che deve essere letta, analizzata (soprattutto, interpretata) e asseverata, nonché dell’ulteriore obbligo di apporre il visto di conformità in presenza di fatture emesse e relativi pagamenti intervenuti dal 12.11.2021 (entrata in vigore del D.L. 11.11.2021, n. 157, cd. “Decreto Antifrodi”).
È appena il caso di ricordare che, alla data del 14.12.2021, sulla sola materia del superbonus 110% si sono succeduti ben 127 interpelli, alcuni dei quali, rispondendo a specifici dubbi dei contribuenti su aspetti di particolare complessità, hanno contribuito a rendere ancora più complessa la materia o, addirittura, hanno contraddetto i precedenti orientamenti. Tale flusso torrentizio è l’inevitabile conseguenza della “sovrastruttura”, ossia: la normativa primaria (D.L. 134/2020); 8 provvedimenti attuativi; 2 risoluzioni, 2 circolari e una Guida dell’Agenzia delle Entrate; le immancabili “Faq”; centinaia di pagine informative prodotte dal Ministero dello Sviluppo Economico, dal Ministero delle...