Ridurre il peso dei modelli dichiarativi è una delle priorità della riforma fiscale varata recentemente dall’esecutivo. Nell’ottica di rendere meno gravosi gli adempimenti a carico dei contribuenti, tra i principi generali del nuovo diritto tributario nazionale la legge indica espressamente, quale principio e criterio direttivo proprio, “la revisione degli adempimenti dichiarativi con la riduzione degli oneri documentali e con il rafforzamento del divieto posto a carico dell’Amministrazione Finanziaria, di richiedere al contribuente documenti già in suo possesso (c.d. principio once only)”.
In attesa degli sviluppi futuri, scorrendo la modulistica 2023 si scopre però l’esatto contrario, ovvero che una gran parte delle informazioni e dei dati richiesti sono già presenti nelle banche dati del Fisco.
Ciò detto vediamo quali informazioni potrebbero essere stralciate dai dichiarativi perché duplicate o ridondanti.
Partiamo dalla dichiarazione annuale Iva che, nell’era della fatturazione elettronica e dei corrispettivi telematici, contiene alcuni quadri e sezioni che appaiono, quanto meno, anacronistici.
Prendiamo, ad esempio, il rigo “VF29 – ripartizione totale acquisti e importazioni” dove i contribuenti devono suddividere il totale degli acquisti effettuati nell’anno, di cui al rigo VF25, fra beni ammortizzabili, beni non ammortizzabili, beni destinati alla rivendita o alla produzione di beni e servizi e altri acquisti; queste informazioni, che nulla hanno a che vedere con la determinazione dell’Iva annuale, sono già conosciute dall’Amministrazione Finanziaria grazie alle fatture elettroniche e agli altri invii telematici effettuati sistematicamente dai contribuenti.
Anche il quadro “VT – separata indicazione delle operazioni effettuate nei confronti di consumatori finali e soggetti Iva” dei modelli Iva annuale è anacronistico; le informazioni richieste sono già nelle banche dati del Fisco sempre grazie ai flussi delle fatture elettroniche e dei corrispettivi telematici.
Passando ai modelli di dichiarazione dei redditi, gli esempi di quadri e informazioni duplicate o pressoché inutili sono altrettanto abbondanti.
Basta soffermarsi sul frontespizio del modello Redditi SC per rendersi conto che molte delle informazioni sono già disponibili al Fisco. Un esempio è la data di approvazione del bilancio e il termine legale o statutario per l’approvazione dello stesso che sono già evidenziate nella visura camerale della società.
Ma il quadro dove la richiesta di informazioni già in possesso dell’Amministrazione Finanziaria raggiunge il suo apice è senza dubbio il famigerato quadro “RU – crediti d’imposta concessi alle imprese”; poiché la stragrande maggioranza dei crediti d’imposta concessi alle imprese possono essere utilizzati unicamente in compensazione orizzontale nel modello F24 da inoltrare tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, la compilazione del quadro appare del tutto superflua e ridondante.
Stesse conclusioni anche per i crediti d’imposta che possono essere ceduti a terzi tramite la piattaforma telematica gestita dalla stessa Agenzia delle Entrate.
Semplificare i dichiarativi si può, anzi si deve. Pena l’implosione dell’intero sistema.
In attesa degli sviluppi futuri, scorrendo la modulistica 2023 si scopre però l’esatto contrario, ovvero che una gran parte delle informazioni e dei dati richiesti sono già presenti nelle banche dati del Fisco.
Ciò detto vediamo quali informazioni potrebbero essere stralciate dai dichiarativi perché duplicate o ridondanti.
Partiamo dalla dichiarazione annuale Iva che, nell’era della fatturazione elettronica e dei corrispettivi telematici, contiene alcuni quadri e sezioni che appaiono, quanto meno, anacronistici.
Prendiamo, ad esempio, il rigo “VF29 – ripartizione totale acquisti e importazioni” dove i contribuenti devono suddividere il totale degli acquisti effettuati nell’anno, di cui al rigo VF25, fra beni ammortizzabili, beni non ammortizzabili, beni destinati alla rivendita o alla produzione di beni e servizi e altri acquisti; queste informazioni, che nulla hanno a che vedere con la determinazione dell’Iva annuale, sono già conosciute dall’Amministrazione Finanziaria grazie alle fatture elettroniche e agli altri invii telematici effettuati sistematicamente dai contribuenti.
Anche il quadro “VT – separata indicazione delle operazioni effettuate nei confronti di consumatori finali e soggetti Iva” dei modelli Iva annuale è anacronistico; le informazioni richieste sono già nelle banche dati del Fisco sempre grazie ai flussi delle fatture elettroniche e dei corrispettivi telematici.
Passando ai modelli di dichiarazione dei redditi, gli esempi di quadri e informazioni duplicate o pressoché inutili sono altrettanto abbondanti.
Basta soffermarsi sul frontespizio del modello Redditi SC per rendersi conto che molte delle informazioni sono già disponibili al Fisco. Un esempio è la data di approvazione del bilancio e il termine legale o statutario per l’approvazione dello stesso che sono già evidenziate nella visura camerale della società.
Ma il quadro dove la richiesta di informazioni già in possesso dell’Amministrazione Finanziaria raggiunge il suo apice è senza dubbio il famigerato quadro “RU – crediti d’imposta concessi alle imprese”; poiché la stragrande maggioranza dei crediti d’imposta concessi alle imprese possono essere utilizzati unicamente in compensazione orizzontale nel modello F24 da inoltrare tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, la compilazione del quadro appare del tutto superflua e ridondante.
Stesse conclusioni anche per i crediti d’imposta che possono essere ceduti a terzi tramite la piattaforma telematica gestita dalla stessa Agenzia delle Entrate.
Semplificare i dichiarativi si può, anzi si deve. Pena l’implosione dell’intero sistema.
