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Imposte e tasse 26 Maggio 2021

Semplificazioni: manca la volontà o la voglia?

Dal Governo, dagli ordini professionali, dai singoli professionisti si leva la voce che inneggia alla semplificazione, ma cosa potrebbe essere semplificato? Cosa si aspettano i piccoli e micro contribuenti?

L'art. 53 della Costituzione stabilisce che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e che il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Non indica che il cittadino debba procedere ad autotassarsi, pagando sanzioni se incappa in errori; non siamo ancora, e chissà quando lo saremo, a livelli della Francia, che ti invia a casa il conteggio di quante tasse devi pagare sull'immobile che possiedi, inclusa anche la percentuale di incremento delle tasse rispetto all'anno precedente, suddividendole inoltre in tasse statali, provinciali (dipartimentali) e comunali: devi solo pagare; la Costituzione non mi dice che devo calcolarmi nella dichiarazione dei redditi i contributi dovuti all'Inps e non dice che nel modello 730 che deve compilare il cittadino ormai ci sono (non li ho contati in dettaglio ma all'ingrosso) più o meno 150 tipologie di oneri deducibili o detraibili, sui quali poi occorre emanare una circolare che illustri quali controlli effettuare: sta di fatto che il mio vecchio libro del 1999 sulle dichiarazioni dei redditi era composto da circa 300 pagine e quest'anno ne ho acquistato uno, per la dichiarazione dei redditi di imprese ed esercenti arti e professioni, che è composto da più di 1.400 pagine.

Sta di fatto che il principio costituzionale della progressività delle imposte è stato ignorato e calpestato dal legislatore: basti pensare alla cedolare secca sulle locazioni al 21%, in pratica chi vive di rendite da locazioni di immobili viene tassato con un'aliquota inferiore a quella minima di colui che lavora, in proprio o alle dipendenze di terzi. Ognuno farà le proprie opportune considerazioni, mentre mi preme più che altro fornire pochi flash sulle semplificazioni che si attendono i comuni cittadini.
  • Imu: alla francese, il Comune mi mandi il conto magari insieme alla Tari e come diceva Totò: “Io pago”.
  • Spese medico-sanitarie: basta con la raccolta degli scontrini, sull'acquisto di farmaci la farmacia applica uno sconto del 19% al cliente, lo Stato concederà alla farmacia un credito di imposta pari al 19%; lo stesso dicasi per le visite e le cure mediche che ora danno diritto alla detrazione.
  • Spese veterinarie: come sopra, credito di imposta in capo al veterinario.
  • Spese funebri: come sopra (a proposito ci sono ancora funerali da 1.550 euro?).
  • Tasse scolastiche e spese asili nido: come sopra, credito di imposta in capo alla scuola.
  • Tasse universitarie: come sopra, credito di imposta in capo all'università.
  • Ritenute a carico dei condomini: basta con le mini ritenute che danno origine a certificazioni a volte di 2 o 3 euro, classico caso di “costa più la salsa del pesce”, istituzione di una significativa soglia minima da versare.
  • Ritenute di acconto professionisti: non più a carico del sostituto ma a carico del professionista sull'intero ammontare o in percentuale da applicare ai compensi percepiti mensilmente, così da evitare le certificazioni e gli adempimenti conseguenti.
  • Addizionali regionali e comunali: basate su delibere che ogni Comune deve adottare, molto più semplice un'aliquota “unica” a livello nazionale della sola Irpef, sarà poi lo Stato a ripartire i fondi a Regioni e Comuni, in base anche ad eventuali principi “solidaristici”; altrimenti, di questo passo saranno istituite addizionali di quartiere, di borghi e di frazioni, in modo che sia possibile sempre dire che l'Irpef non è aumentata, le addizionali magari sì.
E l'elenco potrebbe andare avanti.