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Imposte e tasse 09 Novembre 2018

Sequestro preventivo per frode fiscale? Non dopo il fallimento


La Cassazione, con la sentenza 10.10.2018, n. 45574, è intervenuta sulla revoca del sequestro conservativo operato in seguito all'accertamento della frode fiscale commessa da una società (tramite il suo rappresentante, ovviamente) poi dichiarata fallita. Nello specifico, i giudici hanno annullato gli effetti di un sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, esperito ai sensi dell'art. 12-bis D.Lgs. n. 74/2000, nei confronti di un contribuente reo di frode fiscale, che nel contempo era stato dichiarato fallito. Si precisa tuttavia che le incombenze dello Stato sono state stimate prevalenti rispetto a quelle del ceto creditorio, nonostante la validità degli intenti sottesi all'esecuzione della misura cautelare, rivolta essenzialmente a inibire l'utilizzo e la disponibilità di beni in capo all'imprenditore e alla loro acquisizione definitiva, finalizzata a soddisfare mere esigenze erariali. La misura cautelare, tuttavia, risultava essere intervenuta posteriormente alla dichiarazione del fallimento. In tal caso, quindi, i beni oggetto di apprensione non erano più da intendere nella disponibilità del contribuente (poi dichiarato fallito, appunto) bensì nell'esclusiva disponibilità della curatela: tutto ciò, si ribadisce, in considerazione del fatto che nel momento in cui i beni oggetto di sequestro vengono a essere ricompresi nella procedura fallimentare, i beni stessi...

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