Società di comodo al test della rivalutazione dei beni d’impresa
Il problema strutturale delle società di capitali e, in particolare, delle Srl, è l’insufficiente capitalizzazione: criticità che diventa emergenza in presenza di reiterate perdite che erodono il patrimonio.
La premessa serve per introdurre un ulteriore elemento di riflessione, ossia quali siano i possibili rimedi (fatti salvi, naturalmente, i finanziamenti dei soci) per ovviare alla carente patrimonializzazione, soprattutto tenendo conto del fatto che la L. 9.08.2013, n. 99 ha fissato la consistenza minima del capitale sociale delle Srl nella misura di un euro. Appare evidente che con simile, irrisoria entità del capitale anche una perdita di importo non rilevante produce effetti dirompenti per effetto delle previsioni contenute, per le Srl, negli artt. 2482-bis e 2482-ter c.c.
Ebbene, una misura di sicura efficacia per temperare le conseguenze dei reiterati risultati negativi, oltretutto acuiti dal periodo emergenziale, può essere rappresentata dalla rivalutazione dei beni d’impresa. Tale opzione, riproposta dall’art. 110 D.L. 104/2020 (cd. “Decreto Agosto”), con ampi richiami alle originarie previsioni della L. 342/2000, è stata oggetto di successiva reiterazione, seppure con varianti. Nel merito, si pongono in rilievo le diverse implicazioni dei criteri di effettuazione della rivalutazione, ossia se si sia scelto di rideterminare il valore esclusivamente ai fini civilistici o se, invece, esso debba assumere efficacia anche ai fini fiscali.
Ora, tralasciando la misura dell’imposta sostitutiva che deve essere pagata per il riconoscimento ai fini fiscali e l’ulteriore possibilità di affrancare la riserva di...