L'applicazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sta attraversando una fase difficile, con ritardi che coinvolgono la metà delle misure e solo il 70% delle imprese che hanno ricevuto pagamenti completi.
Un confronto tra il cronoprogramma finanziario e il complesso delle risorse per nuovi progetti porta a evidenziare che oltre la metà delle misure interessate dai flussi evidenzia ritardi o è ancora in una fase iniziale dei progetti.
Il Ministero competente ammette che il Piano ha un orizzonte temporale troppo breve per raggiungere tutti gli obiettivi entro il 2026, mentre il Commissario Ue all'Economia non è preoccupato per l'erogazione richiesta a fine dicembre, poiché c'è un margine per rinegoziare i termini del Pnrr.
Confindustria ha criticato la mancanza di strutturazione dei progetti e ha evidenziato la necessità di concentrarsi solo su ciò che serve veramente al Paese, mentre la Corte dei Conti ha evidenziato il rischio che il Pnrr possa rimanere inattuato per circa 15 miliardi, il 19,5% in meno rispetto al cronoprogramma, obbligando il Governo a cercare di recuperare, dal 2024, con una spesa annua superiore a 45 miliardi.
A oggi, la maggior parte dei fondi del Piano sono stati spesi per la digitalizzazione e innovazione (18,8% del totale), la transizione ecologica (16,7%) e le infrastrutture (16,4%).
La nuova pianificazione, già annunciata dal governo nella Nadef 2022,...