La creatività dell’uomo nel mettere tasse risale almeno alla nascita dell’agricoltura. Circa 3.500 anni prima di Cristo, per esempio, in Egitto era attivo un sistema fiscale basato sulla pressione di falda dei pozzi artesiani, che incrociava i dati delle piene del Nilo con la misura dei terreni e calcolava l’imponibile sui raccolti futuri. Che la parola latina “tributo” derivi da tribù, del resto, ci fa comprendere l’arcaicità del termine anche all’epoca della Roma repubblicana, quando per la prima volta assunse questo significato: così a Roma, intorno al V° secolo avanti Cristo, fece la sua comparsa l’agente della riscossione nella persona del capo della tribù, che si impegnava a pagare l’intera quota e aveva poi diritto di rivalsa. Poco ci dice la parola greca telònion, ma si tratta della dogana: letteralmente, della casupola dove si riscuoteva dazio. Popolo di mercanti e marinai, gli antichi greci erano maestri nel tassare le merci nei porti già all’epoca di Omero, tanto che lo stesso termine francesizzato (tonlieu) o anglicizzato (thelony) ricorre per tutto il Medioevo fino ai giorni nostri.
La libertà e sicurezza dei commerci che rappresentò il caposaldo dell’età classica, lasciò il posto al divieto di commerciare nei cosiddetti “secoli bui”. Portare una gallina fuori dalla cinta daziaria di quartiere, o un panno...