Ne abbiamo parlato ancora, ma sembra che il problema sia uno di quelli che non hanno soluzione, che ricorrono sempre attuali e irrisolti. E alla base della sua ricomparsa c'è il riapparire, forte e sempre più alimentato della paura, della fondamentale diffidenza che si prova nei confronti dell'altro, dello straniero, del diverso.
Non c'è bisogno di andare molto lontano, possiamo fermarci al nostro vicino di casa, al nostro collega di lavoro e magari riusciamo anche a nutrire qualche dubbio su amici che crediamo di conoscere da tempo. Sarà un caso, ma non c'è più nessuno che fa l'autostop. Chi si fida più di far salire in auto uno con lo zaino e un cartello di cartone scritto con il pennarello? Scomparsa l'offerta, è sparita anche la domanda. Sarà merito o colpa dei navigatori, ma nessuno più si ferma a chiedere informazioni e, di pari, nessuno più si spaventa se un'auto si accosta e apre il finestrino.
Andiamo in giro con sempre maggiore circospezione, diffidiamo dei nostri vicini in treno o metropolitana, guardiamo con sospetto chiunque ci rivolga la parola.
Ecco che ricompare il problema della fiducia e di come rialimentarla. Partendo naturalmente dai nostri rapporti quotidiani fino a quelli professionali.
Mi ricordo che, fino a pochi anni fa, si potevano stabilire tranquillamente accordi di lavoro con una stretta di mano: nessuno, anche in assenza di testimoni, si...