Se combattere il bisogno rappresenta un rovello dai tempi dell’uomo scimmia, sul come combatterlo si sono confrontate innumerevoli teorie altrettanto remote: dissodare i terreni incolti, per esempio, è un sistema sopravvissuto dal neolitico ai giorni nostri che può permettere di contrastare la povertà, la fame e il freddo. Non l’unico: altre teorie hanno caldeggiato piuttosto la tratta degli schiavi, il saccheggio e la pirateria marittima, ritenuta un’attività perfettamente lecita, autorizzata con tanto di bolla del re non più tardi del sedicesimo secolo; persino un paradigma come l’istruzione, che dovrebbe costituire un punto di partenza nella lotta contro i bisogni, conosce fieri oppositori oggi come ne ebbe in pieno Umanesimo, quando si arrivò a temere il libro stampato in quanto veicolo del demonio. E i fratelli Gracchi? E Catilina? E la riforma agraria della Roma repubblicana? La rivoluzione francese e quella russa? Altrettanti tentativi di eliminare il latifondo, di combattere la povertà in maniera strutturale, sfociati in un bagno di sangue.
Eppure l’idea di un’età dell’oro non ci ha mai abbandonati e si conoscono anche esempi più o meno di successo. L’Arabia Saudita assegna rendite o lavori statali di puro concetto a tutti i sudditi maschi, demandando le attività manuali a immigrati filippini, bengalesi, indiani, ecc. Conosciamo anche il modello...