I principi costituzionali di progressività dell’imposta traditi dalle norme introdotte, la digitalizzazione e il PNRR avranno un lungo percorso, mentre per la semplificazione manca decisamente la volontà.
L’art. 53 della Costituzione prevede che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”: per osservare tale principio le aliquote Irpef sono, appunto, progressive.
Poi con il trascorrere del tempo e a “grandissima richiesta” abbiamo assistito al tradimento del principio costituzionale in più campi ed in più settori, come di seguito avremo modo di esemplificare.
Un professionista o un piccolo imprenditore che esercita la propria attività dalla quale ricava, ipoteticamente, 50.000 euro/anno di reddito è tenuto a versare circa 15.000 euro di Irpef, cioè circa il 30% del proprio reddito, oltre alle addizionali regionali e comunali (per il Piemonte e il mio Comune altri 1.282 euro, per un totale di 16.282 euro e Irap eventuale a parte), cosicché la percentuale di tassazione raggiunge quasi il 33%.
Una persona fisica che ricava dalla locazione di immobili in regime di cedolare secca 50.000 euro l’anno è tenuta invece a pagare circa 10.500 euro (il 21%); una persona fisica che riscuote dividendi da una Srl per 50.000 euro l’anno paga un’imposta sostitutiva pari a 13.000 euro: ergo, penalizziamo chi lavora.
Poi ci sono i forfetari con tassazione al 5% o 15% e chi più ne ha più ne metta, la tassazione al 26% delle rendite finanziarie,...