Riguardo alla configurabilità del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, è importante tener presente che l’ammontare sequestrabile in termini di profitto indebito, deve essere inteso non con riferimento all’imposta complessivamente evasa, ma soltanto per quegli importi riferibili ai termini e alla misura della garanzia patrimoniale che risulti concretamente negata in termini di soddisfazione erariale. A Questa conclusione è pervenuta la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza 19.07.2019, n. 32018.
La vicenda trae spunto da un'incriminazione per i reati di bancarotta e frode fiscale: reato, quest’ultimo, commesso mediante la sottrazione al pagamento delle imposte. A fronte delle ipotesi delittuose contestate, venivano pertanto operati sequestri di carattere preventivo aventi ad oggetto tutti i beni dei contribuenti coinvolti nella frode, fino a concorrenza dell’ammontare complessivamente accertato come imposta evasa. L’adozione della misura cautelare veniva quindi operata sia con riferimento a quei beni considerati appresi per effetto diretto e immediato dell’illecito, come da atti di contestazione, sia con riferimento a delle utilità stimate come vantaggio indiretto dell'attività criminosa, ricomprendendo pertanto non solo il profitto conseguito, ma tutta l’imposta evasa.
Sottoposta al vaglio della Cassazione, la questione della legittimità del sequestro...