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Imposte e tasse 08 Aprile 2021

Termini di accertamento mobili

La Cassazione a Sezioni Unite mette un macigno sulla decorrenza della decadenza relativa ai costi pluriennali. In questo modo le prerogative del Fisco sono dilatate, talvolta sine die.

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza 8500/2021, si è pronunciata definitivamente sul delicatissimo tema della decadenza dei termini di accertamento dei costi che hanno effetti pluriennali. La questione, da tempo sotto osservazione, è stata sollevata con l'ordinanza n. 10701/2020 per risolvere posizioni contrastanti. La posizione assunta è basata sulla formulazione dell'art. 43 D.P.R. 600/1973 che non prevede deroghe per i componenti pluriennali, e quindi propende per l'autonomia dei singoli periodi di imposta. Per capire meglio la questione basti pensare agli accertamenti che coinvolgono poste che hanno effetti contabili o fiscali pluriennali, come i ratei delle svalutazioni crediti delle banche, gli ammortamenti, le plusvalenze rateizzate, ecc., ma anche l'utilizzo delle perdite fiscali e le detrazioni pluriennali per le agevolazioni fiscali delle persone fisiche non business. L'esempio tipico è quello del fabbricato acquistato nell'anno 2020 (dichiarazione 2021) e ammortizzato in 34 anni. Il termine per l'accertamento scade dopo 5 anni dalla dichiarazione 2021 o dopo 5 anni da ciascun anno in cui è dedotta una quota di ammortamento. Ebbene la sentenza sposa la seconda tesi, con il risultato che il Fisco potrebbe accertare l'ultima quota di ammortamento (2034) nel 2039! Ma nel caso dei terreni, o degli avviamenti per i soggetti IAS, va anche peggio. L'impairment potrà essere...

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